Pit Stop: Triumph Acclaim, alba giapponese, tramonto inglese

Oggi, nel 1981, veniva lanciata ufficialmente la Triumph Acclaim.

Parliamo di questa vettura perché, a dispetto del suo limitato interesse collezionistico, è protagonista di due importanti momenti dell’automobilismo europeo.

Prodotta dalla Triumph Motor Company tra il 1981 ed il 1984, la Acclaim rappresenta il tentativo, non riuscito, di risollevare le sorti della casa inglese in un momento di grande difficoltà. Dovuto alla concomitanza dell’invecchiamento sia della berlina Dolomite che della pur longeva Spitfire, a cui si somma il fallimento commerciale della problematica e discussa TR7.

La Acclaim nasce da una lunga trattativa tra British Leyland, proprietaria del marchio Triumph, e Honda, finalizzata a produrre su licenza in Inghilterra la media a quattro porte Ballade, derivata dalla compatta Civic. La Acclaim, di fatto, è una Ballade con piccole modifiche di dettaglio mirate a “inglesizzarne” grossolanamente l’aspetto.

Cosa ha di importate questa operazione? Rappresenta il primo tentativo di un costruttore giapponese di entrare e produrre all’interno del mercato europeo, aggirando così dazi e contingentamenti che tanto avevano limitato la diffusione di veicoli nipponici nel vecchio continente.

Nel 1981, la Acclaim sostituisce tutti gli altri modelli del listino Triumph, rispetto ai quali spicca per la meccanica moderna e la funzionalità, ma pecca decisamente in fatto di eleganza.

Disponibile in 5 allestimenti, la Acclaim non incontra il favore del pubblico europeo, non avvezzo allo stile delle auto giapponesi, all’epoca piuttosto rare dalle nostre parti. Viene prodotta fino al 1984 in 133.625 esemplari.

E qui segna, purtroppo in negativo, il secondo momento importante della sua carriera. Con la sua uscita di produzione, infatti, il marchio Triumph scompare definitivamente dai listini automobilistici.

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