Pit Stop: Jensen Interceptor, angloamericana dallo stile italiano

In questi giorni di 54 anni fa la britannica Jensen lancia la Interceptor: un’inedita Gran Turismo che rimarrà in produzione per dieci anni.

Il nome Interceptor risale in realtà al 1950 e identifica un modello prodotto in soli 88 esemplari. Dal 1966 la Interceptor è una macchina completamente nuova. Le belle forme da Gt hanno origini italiane: disegnate da Touring e poi sviluppate da Vignale, che realizza e consegna le scocche pronte agli stabilimenti inglesi di West Bromwich.

La Jensen Interceptor segue il filone delle coupé Gran Turismo a motore anteriore e trazione posteriore con stile italiano e meccanica americana, molto in voga nella seconda metà degli anni sessanta.

In questo caso il propulsore è un V8 Chrysler 383ci da 6,3 litri e trasmissione automatica. Forte di 325 cavalli, riesce a spingere agevolmente la vettura oltre i 200 all’ora nonostante una massa di ben 1680 kg.

Pur essendo prodotta da un’azienda relativamente piccola, nel 1968 la Interceptor debutta nell’avanzata versione FF. La prima vettura stradale al mondo ad adottare la trazione integrale e un primordiale sistema antibloccaggio dei freni.

Nel 1969, e siamo ancora in ottobre, Jensen Motors sposta la produzione delle carrozzerie della Interceptor in patria e ne lancia una versione leggermente ristilizzata, nota come Mk2, che resiste per un paio d’anni.

Nel 1971 è la volta della Mark 3, più potente e accessoriata, spinta da un nuovo motore da 7,3 litri e ben 385 cavalli, che la fanno filare a 230 km/h toccando i 100 km/h in meno di 7 secondi.

Ma la crisi energetica degli anni settanta stronca il mercato delle auto ad elevate prestazioni. La casa prova a reagire con la Jensen Interceptor cabriolet del 1974, ma ormai la strada imboccata non permette di tornare indietro.

Gli stabilimenti chiudono nel 1976, ultimo anno di produzione della Interceptor, prodotta in un decennio in poco più di 6400 esemplari coupé e oltre 300 cabriolet.

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