Pit Stop: Triumph Stag, bella che non ballava

Lanciata nel 1970 la Stag, coupé-convertibile 2+2 prodotta da Triumph e disegnata da Giovanni Michelotti, è oggi una splendida cinquantenne.

Pensata soprattutto per il mercato statunitense, nelle intenzioni del marketing britannico doveva competere con la Mercedes Benz SL. Con la quale condivide infatti le dimensioni abbondanti, la motorizzazione generosa e l’indole da incrociatore turistico più che da vera sportiva.

Il design piacevole, equilibrato e perfettamente in linea con la moda del periodo, è fortemente influenzato dall’originale roll-bar fisso a forma di T, con la traversa longitudinale che collega il parabrezza all’arco posteriore.

Una soluzione che favorisce la rigidità torsionale, la sicurezza in caso di ribaltamento e che consente una certa creatività nella configurazione della vettura, il cui tetto è scomponibile in più parti, sia rigide che morbide.

Derivata telaisticamente dalla Triumph 2000 berlina prima serie, la Stag piacerà così tanto a livello stilistico da tracciare le linee della seconda serie 2000/2500, la cui somiglianza con la bella sportiva è evidente.

Dalla berlina la Stag avrebbe dovuto ereditare anche il motore 6 cilindri ma, in vista soprattutto delle esportazioni su suolo americano, si preferì optare per un nuovo motore V8 con alberi a camme in testa da 3 litri progettato internamente.

Proprio il motore per la Stag rappresenterà un’autentica condanna. Afflitto da infiniti problemi congeniti di raffreddamento e di alimentazione (soprattutto nelle prime versioni PI ad iniezione, poi sostituta dai carburatori), costerà alla Stag un’immediata fama di vettura inaffidabile.

Penalizzandone drasticamente le vendite, al punto che la rivista americana TIME la valuterà come una delle 50 peggiori automobili mai realizzate.

In realtà i difetti di progettazione non erano poi molti, ma all’epoca non furono adeguatamente risolti dalla British Leyland: le poche auto vendute spinsero l’azienda a non impegnare un budget sufficiente, e questo si sommò al fatto che, a causa dei pochi esemplari inizialmente venduti e “maneggiati”, la stessa rete di assistenza non era granché ferrata sulla diagnosi e sulla gestione dei problemi meccanici della Stag, di cui anche il collezionismo pare risentirne ancora oggi.

Fu un peccato: la Stag era, ed è, una gran bella macchina, piacevole e divertente, ben rifinita e ricca di accessori come soft-top e hard-top, alzacristalli elettrici, servosterzo e servofreno montati di serie e diversi optional qualificanti come l’aria condizionata, il portapacchi, l’assetto sportivo e altro ancora.

Doti che le  avrebbero consentito ben più dei quasi 26mila esemplari, comunque non pochi, totalizzati fino al 1977.

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