Quarantena, inquinamento e futuro: associazionismo e coraggio per il motorismo storico

Qualunque articolo si legga di questi tempi, navigando tra gli argomenti più disparati, apre con un’inevitabile banalità: stiamo vivendo tempi duri, inaspettati, difficili da accettare.

La pandemia ha stravolto i nostri punti di vista, ci ha fatto cambiare prospettiva, rimodulare la scala dei valori e delle priorità, dalle più insignificanti attività quotidiane alle più profonde e intime visioni del mondo, della società, dei rapporti umani. Quello che qualche mese fa poteva sembrare un problema serio, spesso e volentieri oggi merita poco più di un’alzata di spalle. Anche se talvolta è difficile creare una correlazione chiara tra le nostre azioni elementari e le possibili conseguenze, di fatto ci ritroviamo catapultati in uno stato di allerta costante nel quale una carezza, uno starnuto, una pacca sulla spalla, lo scambiarsi una posata può costare vite umane. Persino respirare può costare vite umane.

Niente panico

Perdonate gli esempi estremi, che pure tanto estremi non sono, lo scopo non è assolutamente quello di creare allarmismo. Piuttosto di trarne spunti di riflessione su quello che siamo, e su cosa desideriamo davvero tornare ad essere quando tutto sarà finito. Gli animalisti cavalcano il momento di quarantena per far riflettere su cosa voglia dire vivere in un allevamento intensivo o nella gabbia di uno zoo. Gli ambientalisti colgono un’occasione irripetibile per porre l’accento sull’ambiente e sulla qualità dell’aria che respiriamo noi, i nostri nonni, i nostri figli; e, lo leggeremo più avanti, lo fanno a ragion veduta. Forse è giunto il momento anche per noi automobilisti, appassionati e collezionisti, di dire finalmente la nostra.

Le opportunità della ripartenza

Torniamo quindi alle auto, l’argomento che ci piace e per il quale probabilmente seguiamo Adrenaline24h.

A parte la grande distribuzione alimentare e la farmaceutica, nonostante si intravedano i primi spiragli di normalità, lo tsunami Coronavirus sta devastando praticamente tutti i settori produttivi ed economici, automobile inclusa. La ricostruzione costituirà un’impresa titanica, che nessun comparto e nessuno Stato nazionale potrà affrontare prescindendo da aiuti e sovvenzioni. Il mercato, da solo, non può farcela. Saremo proiettati nel 1945: tutto da rifare o quasi, grandi difficoltà e, con esse, grandi opportunità. Avremo un’occasione unica per ripartire, e dovremo farlo con cognizione, facendo tesoro di ciò che questo incubo ci sta insegnando. Ricominciare da un modello produttivo ed economico come quello attuale, che più che mai sta mostrando tutti i suoi limiti sociali e ambientali, è impensabile. Abbiamo tirato troppo la corda. Qualcosa cambierà. Qualcosa deve cambiare.

L’ auto, e con essa i trasporti tutti, la chimica, l’energia, le costruzioni, la logistica a cominciare dal packaging: tutto può e deve essere ripensato per far sì che una situazione come quella attuale, se mai dovesse ripetersi, non trovi lo stesso terreno fertile che ha trovato in questo disgraziato 2020. Si tratta di un dramma, ma anche di momento cruciale per riflettere e trasformare questo stop forzato in un’opportunità unica per fare un salto in avanti epocale.

Mobilità, ambiente e la questione morale

I primi segnali non vanno esattamente in questa direzione. Dall’Europa alla Cina, i costruttori automobilistici e gli organi di informazione di settore chiedono una moratoria sull’inasprimento dei limiti alle emissioni di CO2 delle auto: in pratica un alleggerimento e un rinvio dei vincoli ambientali finalizzati a rilanciare produzione e immatricolazioni. Esattamente l’opposto di quello di cui l’ambiente, e non solo, avrebbe bisogno. E qui si ripropone l’annosa questione morale tanto dibattuta in questi giorni: meglio lasciar morire i soggetti a rischio malattia, lasciando scorrere in maniera normale le nostre vite, evitando i lockdown, respingendo i ricoveri e limitando i tamponi finché non arriveranno gli agognati vaccini o la tanto chiacchierata immunità di gregge, oppure meglio cambiare la tipologia di rischio, blindare tutto e far invece morire di fame chi non può più lavorare, chi non potrà riaprire le proprie attività, chi perderà l’impiego?

Ovviamente la risposta, se di risposta si può parlare, è stare nel mezzo, e cercare di salvare tutti. La sfida è coniugare le esigenze impellenti e vitali di oggi, con quelle socioeconomiche di domani.  Approfondiamo i singoli aspetti, e proviamo a capire come stanno veramente le cose.

Un settore in crisi

Per quanto riguarda il nostro mercato interno, nel settore auto Quattroruote prevede un calo su base annua del 32%, con 1,3 milioni di auto vendute contro quasi 2 milioni del 2019 e il rischio di perdere 2,6 milioni di posti di lavori  diretti, più altri 11-12 milioni nell’indotto, ed è probabile che queste stime vadano riviste in peggio. Un dato su tutti: tra le otto principali case automobilistiche cinesi, la metà ha subìto finora una perdita superiore all’80% rispetto al primo trimestre 2019, che pure si collocava in coda a un biennio contraddistinto dal segno meno. Secondo il Center of Automotive Management di Bergisch Gladbach (CAM), il settore automotive sarà in assoluto quello più colpito dall’emergenza legata al Covid-19, e tutto ciò l’Europa sarà l’area geografica più esposta, ben più di USA e Cina. Per il solo mese di marzo si calcola una flessione del 65% (in Italia -85%), mentre per l’intero 2020 ci si aspetta una contrazione totale del 21%. È un dato preoccupante, ed è chiaro che andrà fatto ogni sforzo possibile per limitare i danni.

Come? Qui viene il difficile perché le strade di separano: è il momento di prendere il toro per le corna e dare una svolta decisa all’inevitabile conversione verso l’elettrico, magari con investimenti importanti in termini di infrastrutture e incentivi sostanziosi all’acquisto, o seguire la strada della procrastinazione già richiesta da enti e costruttori?

I dati controversi sulle emissioni

Ad aiutarci a riflettere su questo punto interviene un altro fattore chiave. Il lockdown ha infatti creato condizioni di studio preziose e irripetibili. Mai, in tempi normali, sarebbe stato possibile valutare gli effetti reali di uno stop al traffico così intenso, diffuso e prolungato. Dal punto di vista dello studio dell’impatto ambientale sulla circolazione, si tratta di un’opportunità eccezionale per capire veramente come stanno le cose. E, dopo oltre un mese di stop, i risultati sono decisamente interessanti.

Ogni anno in Italia muoiono almeno 30.000 persone a causa dall’inquinamento (dato OMS). La Pianura Padana e città come Torino, Milano e Bergamo erano già tra le più colpite da patologie respiratorie ben prima del Covid 19. Una situazione aggravata dal surriscaldamento globale e dagli ultimi inverni, tra i più caldi di sempre; uno stato di cose già compromesso che di sicuro ha avuto un peso nella diffusione del nuovo virus, molto maggiore in quelle zone che nel resto d’Italia, nonostante le “fughe” verso il sud.

I dati diffusi dai Comuni e dalle varie sedi regionali dell’Arpa confermano la tesi, sostenuta da tempo da tante voci inascoltate del settore automotive, secondo la quale il traffico veicolare influisca sull’inquinamento atmosferico, e sulle polveri sottili in particolare, molto meno di quanto ci si voglia far credere. Ad oggi, il biossido di azoto ha ridotto in modo importante la sua presenza nei bassi strati dall’inizio dell’emergenza, in particolare sull’attenzionato “catino padano”, come confermato anche dalle suggestive immagini trasmesse dal satellite Sentinel 5 dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea. Un gas nocivo soprattutto per le persone che soffrono di patologie respiratorie e già annoverato tra le possibili concause dell’esplosione di casi di Covid 19 in Lombardia. Fin qui tutto bene.

Il discorso cambia invece per quanto riguarda le concentrazioni di polveri sottili e il particolato fine, inclusi quindi i famigerati PM10 e PM2.5. Le analisi fatte durante il mese di marzo hanno registrato oscillazioni evidenti, con picchi di concentrazione elevata anche oltre i limiti consentiti per legge. Con città praticamente deserte. Questo perché il ristagno dell’aria dovuto all’alta pressione ha prodotto un innalzamento del particolato fine, nonostante tutti i divieti e i pochissimi veicoli in circolazione. Tali valori hanno subìto poi oscillazioni evidenti in base agli sbalzi di temperatura (e al conseguente uso degli impianti di riscaldamento), alle piogge (scarse) e al mutare dei venti e delle correnti d’aria provenienti da altri paesi europei e dall’Africa.

I mezzi storici

In tutto ciò, come si collocano i veicoli storici, spesso al centro di critiche durissime perché accusati di essere i più pericolosi e inquinanti in circolazione? Lo studio recentemente commissionato da ASI all’Istituto Superiore di Sanità già a febbraio aveva dato delle indicazioni chiare in tal senso. In base ai risultati dell’indagine è infatti emerso che, relativamente alla polveri sottili PM10 e PM 2.5, il comparto trasporti stradali nel suo complesso è responsabile dell’11% delle emissioni totali, ovvero in misura inferiore alle industrie, all’agricoltura e, soprattutto, al riscaldamento domestico, al quale vengono imputate il 57% del delle PM 2.5 e il 42% delle PM10. Di quell’11%, che include tutti i mezzi su gomma, quindi anche i mezzi pesanti, possiamo immaginare in quale misura contribuiscano le moderne vetture euro 6, e in quale misura risibile pesino le auto storiche, dato il loro numero esiguo in termini percentuali e gli irrisori chilometraggi percorsi.

I pareri

In una nostra recente intervista, anche il presidente di ACI Angelo Sticchi Damiani è intervenuto sulla questione: “È un momento drammatico per il settore automotive in Italia e nel mondo. In Italia i dati di marzo parlano di un -85% sulle immatricolazioni; è tutto fermo, e nel nostro paese l’automotive è un settore importante, significa tanti posti di lavoro. Certo sull’automobile si scaricano tante responsabilità che non ha, e questo è il momento giusto per ripensare tante cose, a partire dalle strategie per il futuro. Siamo arrivati a un punto dal quale sarà difficile recuperare: le previsioni di 1,3 milioni di auto immatricolate per il 2020 sono disastrose, significa mandare a casa decine di migliaia di persone! Mi auguro e confido che il governo prenda delle iniziative importanti, superando anche qualche preoccupazione di carattere ambientale, cercando di ripensare e valorizzare quello che c’è, a partire dalla rottamazione, che noi invochiamo da tempo perché comunque abbiamo un parco veicoli circolanti tra i più vecchi e inquinanti d’Europa, riservando vantaggi e tutele solo alle auto realmente di interesse storico.”

Per vedere l’intervista integrale del Presidente Angelo Sticchi Damiani cliccare qui

Dello stesso avviso anche Mariella Mengozzi, direttore del Museo dell’Automobile di Torino: “Il lockdown ha creato situazioni di studio eccezionali, e noi possiamo e dobbiamo cogliere quest’occasione. Da parte nostra abbiamo sempre supportato chi sosteneva che il motorismo storico dovesse essere abilitato alla circolazione, anche in modalità controllata, per carità, ma sicuramente quest’emergenza ha determinato un approfondimento dei meccanismi effettivi dell’inquinamento. Ed evidentemente si conferma che in gran parte è causato soprattutto dal riscaldamento domestico, e quindi con le automobili ha ben poco a che vedere”

Per vedere l’intervista integrale del Direttore Mariella Mengozzi cliccare qui

Ha detto la sua anche Giancarlo Minardi: “Quello delle auto e dell’inquinamento è un argomento primario da affrontare, sul quale stiamo pensando di organizzare un convegno e dibattito al prossimo Minardi Day. I dati dimostrano che non sono le auto ad inquinare, pertanto vanno studiate soluzioni per ridurre l’inquinamento che non dovranno essere penalizzanti per le tecnologie tradizionali dei motori a benzina e diesel”.

Per vedere l’intervista integrale di Giancarlo Minardi cliccare qui

Il parere di Roberto Giolito, responsabile FCA Heritage: “Le automobili hanno una responsabilità importante nel contribuire ad aumentare i tassi di inquinamento. Auspico, per quanto inerente il mondo delle auto storiche, un utilizzo responsabile prevalentemente nei fine settimana, il varo di norme che tutelino le auto più anziane, in quanto è primaria la necessità di tutelare il patrimonio storico. Sarebbe importante pensare ad operazioni di salvataggio di auto che oggi hanno anche 20-25 anni, però selezionando modelli anche per auto di grande produzione, possano essere rappresentative per la motorizzazione e per lo stato di conservazione. Un esempio può essere la stessa Fiat Multipla moderna, sarebbe ben diverso conservare una rara edizione alimentata a metano, piuttosto che una più banale versione a benzina o diesel, considerando ulteriormente quanto un uso indiscriminato di auto di questo tipo, in motorizzazioni non ecologiche, possa contribuire ad innalzare i livelli di inquinamento”

Per vedere l’intervista integrale di Roberto Giolito cliccare qui

E anche Silvia Nicolis, presidente del museo omonimo: “Da sempre sono stata favorevole alla libera circolazione delle auto storiche, in quanto testimonianza della nostra storia e cultura, oltre ad essere rappresentative di tutto il comparto automotive. Questi dati ci porteranno a fare una riflessione reale e coerente, sarà compito delle istituzioni affrontare il tema, auspicando un reale e rapido ritorno all’utilizzo delle auto storiche. Una soluzione che in questo momento possa aiutare una ripresa economica del settore e dare una spinta anche emotivamente agli appassionati, affinché tornino ad essere di nuovo attori primari e possano contribuire in maniera determinante alla valorizzazione del comparto”.

Per vedere l’intervista integrale del Presidente Sivia Nicolis cliccare qui

 

Tirando le somme

Sulle singole analisi preferiamo rimandarvi ai relativi approfondimenti; in questa sede, per farla breve, ne abbiamo dedotto che:

  • la Val Padana è un’area che, a causa della sua conformazione, a “catino” appunto, è inevitabilmente predisposta all’inquinamento, con conseguenze sulla salute e sui polmoni dei suoi abitanti, che poi si sono ritrovati mediamente più vulnerabili all’infezione in atto;
  • l’aumento di polveri sottili è dovuto per larga parte alla combustione per il riscaldamento delle abitazioni, in particolare quello alimentato da caminetti e stufe a pellet;
  • il particolato rimane a terra, e viene sollevato al passaggio dei veicoli, di qualsiasi tipo essi siano (anche le bici), e può essere arginato soltanto con le piogge o lavando frequentemente le strade;
  • altri fattori che intervengono sull’aumento della diffusione di tali polveri sono quindi le condizioni meteo e la pulizia delle strade, e pesano molto più delle emissioni allo scarico di una vettura moderna;
  • bloccare il traffico la domenica o in altre occasioni “spot” serve a pochissimo se non a nulla, come servono a poco le aree a traffico limitato nei centri storici, almeno per quanto riguarda l’inquinamento nel suo complesso, come già appurato nelle grandi città a fronte delle azioni di blocco del traffico;
  • in questo periodo di quarantena neanche lo stop a molte delle grandi fabbriche del nord ha avuto risultati evidenti sulle polveri sottili;
  • obbligare gli automobilisti a rottamare auto considerate strumentalmente vecchie solo perché non rispettano le ultimissime normative “euro qualcosa” spesso è solo un modo per costringerli a spendere e a indebitarsi tra acquisti e tasse, probabilmente creando molto più inquinamento (produzione e distribuzione di nuovi veicoli, dismissione dei vecchi) di quanto effettivamente se ne risparmi vietandone la circolazione;
  • la campagna denigratoria portata avanti contro i diesel, inclusi i moderni euro 6, è inutilmente penalizzante e assolutamente ingiustificata;
  • il progresso fatto dall’industria automobilistica sul contenimento delle emissioni dei motori termici ha prodotto risultati sorprendenti; non si può dire lo stesso su altri fronti quali, ad esempio, il riscaldamento domestico;
  • il passaggio all’elettrico, almeno oggi, è più motivato da una sana volontà di svincolarsi dal petrolio che non da un’impellente urgenza di abbassare le emissioni da traffico stradale;
  • l’automobilista resta, da sempre, il pollo più facile da spennare quando si tratta di fare cassa.

 

Il parere dell’editore

Su un argomento tanto delicato e complesso ha voluto esprimersi personalmente anche Ermanno De Angelis, fondatore ed editore di Adrenaline24h e Gentleman Driver: “È accaduto l’inimmaginabile, tutti i mezzi di trasporto si sono fermati per settimane. Finalmente la verità è venuta a galla in maniera indiscutibile: sicuramente i veicoli contribuiscono all’inquinamento atmosferico, ma ormai è sotto gli occhi di tutti che le famigerate PM10, elemento simbolo della lotta contro l’utilizzo dei veicoli a trazione endotermica, non derivano dal loro utilizzo. Le cose non stanno esattamente come il governo e tutte le amministrazioni locali ci hanno voluto far credere con la lunga serie di provvedimenti adottati. Limitando in maniera quasi totale l’uso delle vetture, hanno voluto solo costringere i cittadini ad acquistare auto elettriche. In questa scelta vessatoria di limitare l’uso delle vetture, ovviamente si sono trovate coinvolte le nostre amate auto storiche, additate di essere la causa scatenante dell’inquinamento delle città italiane!

Ci sono città all’interno delle quali è impossibile anche uscire dal proprio garage; una situazione pirandelliana che vede la politica assumere atteggiamenti immotivati, dimenticando l’importanza in termini economici che il comparto sviluppa tra, commercianti e artigiani, distruggendo una filiera che tra passione, storia, cultura e turismo, rappresenta un elemento importantissimo della storia e dell’industria del nostro paese. Solo ASI negli ultimi mesi si è attivata in tutti gli ambiti per cercare di dimostrare quanto poco, visto l’esiguo numero di vetture e specialmente per la bassissima quantità di chilometri percorsi, le auto storiche possano incidere nell’incremento del  fattore PM 10. Un plauso ad oggi va al Comune di Milano che, grazie al lavoro di ASI nella persona di Marco Galassi, coadiuvato anche da ACI Milano, ha deliberato che, a partire dal 1 giugno, all’interno dell’area B, le auto storiche oltre i 40 anni possano circolare liberamente, e quelle dai 20 ai 39 anni possano usufruire di 25 ingressi annui. E’ un primo passo. Un segnale che l’amministrazione di una città importante ha voluto dare, sperando possa essere da stimolo per altri comuni, nel prendere decisioni analoghe alla luce peraltro dei risultati derivanti dalle attuali rilevazioni.

Certo, se tutti gli enti federati e i registri di marca fossero uniti in questa lotta, gli obiettivi sarebbero più facilmente raggiungibili, ma la “divisione” e le lotte ancora in essere tra loro, legate ancora alla storica diatriba che vede alcuni enti richiedere la nascita della “lista chiusa”, che dovrebbe determinare quali debbano essere o non essere le vere auto storiche, si riflette a livello “politico” anche in questo ambito, ponendo tutti gli attori del motorismo disuniti di fronte alla politica centrale, condizione che finora ha rallentato non poco il percorso che dovrebbe portare a rivedere le regole di circolazione delle auto storiche. Ora questa terribile pandemia, volendo cogliere un aspetto positivo, ci permetterebbe nell’immediato di sfruttare una occasione unica: avere oggettivamente tutti gli elementi per poter combattere UNITI questa lotta. A questo va aggiunto anche quanto possa essere importante, in questo momento, aggregare un comparto che possa avere la possibilità di crescere velocemente e contribuire, per la sua parte, alla ricrescita economica del paese. Commercio, artigianato, turismo, cultura, sono i settori che potrebbero intraprendere un nuovo percorso virtuoso, ma ci vuole un “motorismo storico” compatto. Vedremo se gli enti coglieranno questa opportunità. Altrimenti come avvenuto almeno negli ultimi 12 mesi, ci affideremo alle attività promosse da ASI, che va riconosciuto, sotto la guida della nuova Presidenza di Alberto Scuro e del Consiglio, in tempi non sospetti, ha promosso varie attività di ricerca al fine di affrontare e risolvere le problematiche relative alla circolazione.

I nostri media, Adrenaline24h e Gentleman Driver TV, garantiranno l’impegno massimo nel monitorare l’andamento della vicenda, come stanno già facendo da settimane, con la produzione e messa in onda di molti servizi televisivi e giornalistici, mirati a dare voce a tutti gli attori del nostro mondo.

Personalmente da oggi metterò a disposizione ulteriori spazi dedicati che possano essere funzionali ad ospitare la voce di tutti gli enti e magari, perché no, ospitare momenti di dialogo. In questi mesi di stop forzato si è stimato che l’intero comparto del motorismo storico abbia perso circa 500 milioni di fatturato, a causa soprattutto dei molteplici annullamenti di eventi. Noi di Adrenaline24h, da subito, abbiamo cercato di porre in atto i maggiori sforzi per tenere vivo l’interesse per il nostro settore, abbiamo coinvolto enti, aziende, organizzatori, abbiamo raddoppiato la messa in onda della trasmissione tv Gentleman Driver, peraltro ottenendo dei risultati in volumi di pubblico che ci lusingano. Ma ora che sembra, si stia avvicinando un lento ritorno alla normalità, è necessario che tutti gli attori del comparto possano trovare un’unione che finora non si è mai manifestata.

È necessario, appena possibile, tornare ad organizzare eventi, che sono il fulcro e l’anima di tutto il settore. Senza lo svolgersi di gare ed eventi tutta la filiera, commercio, ricambi, artigiani, cultura, turismo, è assolutamente ferma. Per cui nel motorismo storico via la politica di parte, via le divisioni, via la becera concorrenza, lavoriamo tutti insieme, troviamo aggregazione, ragioniamo con una visione di marketing, parliamo, confrontiamoci. Sono ancora tantissime le aree di miglioramento ed implementazione del nostro settore, ma serve maturità ed un nuovo modo di interpretare il proprio ruolo, imparando anche dalle esperienze di altri settori che, consorziati, associati, hanno traghettato nel tempo i loro comparti verso traguardi altrimenti irrealizzabili. È normale che un settore come il nostro, che sviluppa un volume d’affari annuo di circa 2,2 miliardi di euro, non abbia ritenuto opportuno sviluppare un processo di associazionismo che coinvolga sotto una stessa bandiera, commercianti, artigiani, organizzatori, musei, aziende? In un mercato globale l’individualismo esasperato è ancora così opportuno? Penso sia il momento di cambiare radicalmente, noi di Adrenaline24h ci siamo, vedremo chi raccoglierà la provocazione.”

Il nostro auspicio

L’inquinamento non è quindi un problema? Certo che lo è, nessuno lo nega, ma la colpa non è solo del traffico. Non in maniera decisiva almeno o, quantomeno, se si blocca anche totalmente la circolazione, le cose non migliorano. E appena le nostre vite torneranno alla normalità sarà doveroso affrontare il problema, perché non è possibile che la popolazione tutta, e in particolare quella delle zone più esposte, debba pagare limitazioni insensate e vedere penalizzata la propria mobilità e la propria libertà per combattere una battaglia inutile contro un nemico che continuerà comunque a danneggiare la loro salute. Enti, politici, amministratori locali, dopo questa esperienza, dovranno affrontare la cosa con uno spirito diverso, con una lucidità diversa, sulla base di evidenze diverse. Con ricadute anche sul nostro mondo, quello del motorismo storico, in cui chiarimenti e azioni di sostegno sono richiesti a gran voce da tempo. Starà agli enti che ci rappresentano il compito di farsi portatori delle istanze di appassionati e collezionisti in maniera chiara e incisiva. Noi di Adrenaline24h lo speriamo e, nel nostro ruolo di organo di informazione, ci impegneremo nel fare la nostra parte sperando di essere portavoce di un comparto che, per una volta almeno, si presenti unito e compatto a far valere le proprie ragioni.

Michele Di Mauro

 

Fonti: 3BMeteo; Ansa; Arpa Piemonte, Lombardia, Veneto; Il Messaggero; ISS, Legambiente; OMS, Quattroruote; The Guardian; Today.it

 

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