Pit Stop: Pat, l’altra Moss che vinceva le corse

 

Gioie e dolori? Non sempre. Tantissime sono le storie di successo nate dall’unione di donne e motori.

 

Uno dei nomi più indimenticabili di sempre è quello di Patricia Ann Moss, per gli amici e gli appassionati “Pat”, leggenda dei rally con tre vittorie assolute e sette podi conquistati in diversi rally internazionali, campionessa europea per ben cinque volte (1958, 1960, 1962, 1964,65).

Quello di Pat è un destino segnato, dal quale non può sfuggire: sorella minore del campione di Formula 1 Stirling Moss, che le insegna a guidare all’età di appena 11 anni, e moglie e copilota di un altro asso dei rally, lo svedese Erik Carlsson, col quale nel 1965 scrive a quattro mani e pubblica anche un manuale di tecnica di guida.

Da piccola Pat si mette in luce nell’equitazione, ma già a 18 anni la vediamo iscritta alle prime gare automobilistiche, spinta dal fidanzato Ken Gregory, che all’epoca segue l’attività agonistica di suo fratello Stirling. Nel 1954, appena ventenne ma già decisa a fare sul serio, Pat acquista una Triumph TR2. L’anno seguente propone alla casa costruttrice Standard-Triumph una sponsorizzazione per coprire le spese di partecipazione al RAC Rally, ma l’azienda rifiuta.

Va meglio invece con la MG, che accetta di finanziarla e metterla al volante di una TF 1500. È l’inizio di un rapporto proficuo col gruppo BMC che dura ben sette anni, e che porta la piccola Moss a conquistare il quarto posto assoluto al RAC del 1968, a bordo di una Morris Minor, un altro quarto assoluto al rally Liegi – Roma – Liegi, su Austin-Healey 100/6, e a vincere il suo primo titolo europeo femminile.

Nel 1960, Pat Moss è vincitrice assoluta alla Liegi-Roma-Liegi, su Austin-Healey 3000, ed è seconda assoluta al Coupe des Alpes. È ancora seconda al RAC 1961 e, l’anno seguente, conquista uno spettacolare terzo posto assoluto al massacrante East African Safari Rally, su una solida ma lenta Saab 96; è ancora terza al RAC, di nuovo con l’Austin-Healey. Il suo più grande successo, tuttavia, resta la vittoria all’olandese Tulip Rally a bordo di una Mini Cooper, che Pat definisce “nervosa e piuttosto indisciplinati al limite”.

Alta, mascolina coi suoi celebri capelli corti e sempre sorridente, nel 1963 Pat passa alla divisione britannica della Ford, e a bordo di una Cortina Lotus è sesta al Rally dell’Acropoli. Il 9 luglio dello stesso anno sposa il collega pilota Erik Carlsson, anche lui corteggiato da Ford. Invece è Pat a passare alla concorrenza, seguendo nel 1964 il marito alla squadra corse Saab.

Insieme, i due gareggiano in 11 rally internazionali, piazzandosi terzi all’Acropoli, quarti al Liegi- Sofia –Liegi, quarti ancora al RAC e quinti al Rally di Monte Carlo, dove nel 1965 sono invece a podio con la terza posizione.

Nel 1968 è la volta di Lancia, con la Moss alla guida della nuova Fulvia, che non ama per via del comportamento sottosterzante. Ma il feeling con la squadra di Cesare Fiorio è buona e in ogni caso la combinazione funziona:  Pat è quattordicesima al Rally di Monte Carlo e addirittura seconda al Rally di Sanremo, dietro Pauli Toivonen su una ben più performante Porsche 911; è poi prima al Sestriere, ottava all’Acropoli e settima al Tour de Corse. L’anno dopo, a Monte Carlo, chiude con la sua Fulvia al sesto posto assoluto.

Nel dicembre del 1969, i due “coniugi da rally” hanno una figlia, Susan. Pat si allontana dalle corse per dedicarsi alla maternità. La rivedremo in pista nel 1972, anno in cui guida una Alpine A110 al Rally di Monte Carlo, chiudendo in decima posizione. Correrà ancora qualche gara qua e la fino al 1974, anno del ritiro definitivo.

Pat Moss-Carlsson ha lasciato la vita terrena nel 2008, all’età di 73 anni, lasciando un solco importante nella storia del motorsport, non soltanto al femminile.

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