Pit Stop: Quando l’Italia conquistò il Kenya

 

Tutti conosciamo l’irraggiungibile quantità di vittorie accumulate nelle corse, e nei rally in particolare, dal marchio Lancia.

Fulvia e Stratos, su tutte, hanno scritto pagine indimenticabili dell’automobilismo mondiale. Ma a fine anni ottanta, dopo tanti anni vittoriosi c’è ancora un tarlo che non lascia tregua a manager, tecnici e piloti della casa torinese: quel maledetto, inespugnabile, Safari Rally. La gara più massacrante, imprevedibile e avventurosa di tutto il mondiale.

Dopo ben 10 tentativi falliti, la Squadra Corse torinese non demorde e decide di giocarsi la sua carta migliore, ovvero la coppia delle meraviglie composta da Miki Biasion e Tiziano Siviero, a bordo della Delta HF Integrale Gr. A, per tentare di rompere la maledizione.

Miki lo conosciamo tutti, non ha bisogno di presentazioni. Un fuoriclasse, due volte campione del mondo, lega il suo nome proprio a quello della Delta. Vettura che, a sua volta, di presentazioni ne ha bisogno ancor meno: buttata in corsa come “ripiego” dopo l’eliminazione del Gruppo B e di quel mostro che è la Delta S4, stravince tutto quello che c’è da vincere, ovvero sei titoli mondiali consecutivi dal 1987 al 1992, record tuttora imbattuto.

E tra tante vittorie, il Safari 1988 è probabilmente la più memorabile, quella che consegna Biasion alla leggenda già prima di finire la stagione e conquistare il suo primo titolo mondiale.

La gara prende il via il 31 Marzo da Nairobi, Kenya; le vetture schierate sono 54. Al traguardo, dopo 4.200 km, quelle che si presentano sono appena 14. Un dato che, più di qualsiasi altro, dà la misura della durezza delle condizioni complessive della corsa.

La macchina di Miki e Tiziano è praticamente una one-off: rispetto alle altre gare  è preparata con un assetto rialzato, scocca e sospensioni rinforzate, due sportellini sul tetto per far entrare aria nell’abitacolo, fanaleria supplementare e vistose (e provvidenziali) protezioni tubolari esterne, che permetteranno ai due di proseguire la corsa anche dopo un violento impatto contro una zebra e di portare a casa una bella e sospirata vittoria tutta tricolore, con auto, team, pilota, navigatore e sponsor italiani.

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