ASI E ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ INSIEME PER LA RICERCA SCIENTIFICA SULL’IMPATTO AMBIENTALE DEI VEICOLI STORICI

E’ stato recentemente siglato un importante accordo tra l’Automotoclub Storico Italiano e l’Istituto Superiore di Sanità, per fare chiarezza e corretta informazione sulle emissioni prodotte dalla circolazione dei veicoli storici in ambiente urbano.

Il progetto, firmato da Alberto Scuro, presidente ASI, e dal Professor Silvio Brusaferro, Commissario Straordinario dell’ISS, prevede l’analisi del materiale particellare, degli ossidi di azoto e di altri contaminanti potenzialmente connessi con le emissioni prodotte dai veicoli storici, in relazione agli usi e ai chilometri annuali realmente percorsi e servirà a dimostrare e a chiarire ulteriormente tale problematica.

Attraverso questa ricerca, ASI e l’Istituto Superiore di Sanità, hanno sicuramente individuato il percorso corretto per modernizzare il sistema di regolamentazione della circolazione dei veicoli storici.

“Per tutelare in modo corretto e consapevole l’enorme patrimonio costituito dai veicoli storici servono dati precisi e rigorosi e l’accordo con l’Istituto Superiore di Sanità ha proprio questo obiettivo, perché servirà a chiarire il reale impatto ambientale di tali veicoli. In questo senso, qualsiasi lista per la selezione dei veicoli di interesse storico costituirebbe privilegi e discriminazioni sociali: ogni esemplare è importante testimone della storia ed è degno di essere certificato come storico, quindi tutelato, solo se ha gli opportuni requisiti di originalità e se non viene usato come mezzo di trasporto quotidiano.”

Dichiara Alberto Scuro, Presidente di ASI, che aggiunge:

“Questo accordo rappresenta un passo fondamentale nel rinnovamento dei criteri di tutela del motorismo storico fortemente voluto e ritenuto necessario dal nuovo governo di ASI, in collaborazione con Istituzioni nazionali amministrative e scientifiche. I risultati saranno resi pubblici e messi a disposizione delle autorità competenti, anche a livello europeo, in modo da individuare normative corrette per l’uso consapevole dei veicoli storici rispettando sia la salute ambientale, sia l’enorme valore del motorismo storico, che deve essere tutelato in maniera seria e concreta.”

L’impatto ambientale da ricondurre al parco autoveicolare circolante è determinato dai veicoli obsoleti e non certo dai pochi veicoli “storici” certificati, che hanno peraltro una media annua di percorrenza chilometrica molto bassa.

I veicoli di interesse storico e collezionistico riconosciuti dallo Stato mediante i Certificati di Rilevanza Storica (rilasciati da ASI, FMI, Registri Storici Fiat, Lancia e Alfa Romeo) rappresentano una percentuale minima rispetto al totale del parco circolante in Italia. A livello nazionale sono circa 38.000.000 le autovetture per trasporto di persone circolanti, 6.900.000 delle quali ultraventennali e di queste ultime solo 49.000 definibili “storiche” poiché in possesso di CRS registrati al Ministero dei Trasporti. Si parla, quindi, dello 0,13% del parco circolante totale e dello 0,71% del parco circolante ultraventennale: percentuali non significative.

Il numero dei veicoli certificati in Italia come storici è talmente modesto che risulta evidente che la richiesta di introduzione di eventuali “liste di salvaguardia” non nasca certo dalla necessità di ridurre o limitare questo numero ma solo a diminuirne il numero dei veicoli “potenzialmente storici” con la conseguenza di togliere il diritto al 90% dei proprietari di veicoli datati di chiedere la loro certificazione anche se in possesso delle caratteristiche previste

ASI conferma la propria contrarietà ad ogni genere di “lista” ed evidenzia nei fatti che questa interpretazione del motorismo storico non avrebbe alcuna influenza neppure sull’impatto ambientale dei veicoli.

“Qualsiasi lista – sottolinea Alberto Scuro – costituirebbe privilegi e discriminazioni sociali: ogni esemplare è importante testimone della storia ed è degno di essere certificato come storico, quindi tutelato, solo se ha gli opportuni requisiti di originalità e se non viene usato come mezzo di trasporto quotidiano.”

L’obiettivo di ASI è quello di certificare in maniera sempre più attenta e rigorosa senza creare liste che sarebbero certamente discutibili anche dal punto di vista della costituzionalità.

 

È stato inoltre programmato un tavolo di lavoro che coinvolgerà oltre a rappresentanti della Motorizzazione anche tutti gli enti certificatori per discutere le problematiche inerenti il settore. Si sta predisponendo una serie di protocolli di intesa con le Forze dell’Ordine per creare una comunicazione diretta finalizzata alla prevenzione e alla segnalazione di eventuali illeciti. I processi di lavoro interni all’ASI e ai Club sono in fase di rivalutazione.

Oltre a quanto già previsto dalla legge – Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 17 dicembre 2009, che disciplina i requisiti per la circolazione dei veicoli di interesse storico e collezionistico mediante i Certificati di Rilevanza Storica – sono state approntate da ASI ulteriori e precise linee guida per arrivare al rilascio della certificazione. È stato previsto l’uso di applicazioni che permetteranno di avere un archivio di immagini “certificate” dei veicoli storici, che potranno essere messe in rete con quello della Motorizzazione. Dopo il rilascio dei CRS dovrà essere garantito il mantenimento delle caratteristiche di originalità dei veicoli storici, una possibilità è di prevedere una validazione periodica dei certificati. L’elenco dei commissari tecnici ASI e i percorsi formativi degli stessi potranno essere condivisi con la Motorizzazione. Come già anticipato, è necessario normare l’utilizzo dei veicoli storici monitorandone il reale uso.

In definitiva, sono due le strade percorribili per individuare i veicoli che devono far parte della nostra memoria storica e del futuro patrimonio culturale motoristico nazionale: una, più impegnativa ma per ASI decisamente più “giusta”, è quella di certificare ogni singolo veicolo con le norme già previste per legge; l’altra, quella di creare una lista che rende più semplice se non automatica l’attività di certificazione, ma che sarebbe storicamente e socialmente meno corretta.

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