Renault R8, Gordini ringrazia.

La Renault R8, viene presentata nel 1962

al salone di Ginevra, ereditando dalla Dauphine il progetto generale  e l’impostazione tecnica, le linee dell’auto, dopo le forma arrotondate della Dauphine, cercano sostanzialmente di fare concorrenza la Simca 1000. Il nuovo progetto denominato “113”, diretto da Fernand Picard, mentre il design fu affidato a Robert Bartahud, costruita, presso lo stabilimento Renault di Flins sur Seine.

 

Nel 1964 il motore di partenza di 1000cc viene maggiorato a 1108cc e portato a 50 cv e installato sulla R8 Major con un cambio a quattro marce, mentre dal 1968, lo vedremo anche sulla versione base. Il peso è di 750kg, i freni sono a disco, la trazione posteriore.

Nel settembre 1968, fu introdotta anche la R8 S, dotata di motore 1.1 portato a 53 cv, grazie all’ausilio di un carburatore doppio corpo e di un asse a camme più performante.

Esteticamente la R8 S era più aggressiva, grazie alla livrea, disponibile unicamente in color giallo ed ai doppi proiettori circolari ripresi da quelli della Gordini (della quale parleremo dopo). Anche plancia e cruscotto furono mutuati da quelli della versione sportiva top di gamma, in questo modo la vettura andava ad inserirsi tra la versione base e la Gordini, anche se poco dopo ,venne offerta anche in altri colori.

La più famosa tra le Renault 8, grazie alle sue prestazioni brillanti, ma soprattutto ai suoi numerosi successi in ambito sportivo rimarrà la R8 Gordini. Questa versione fu voluta dalla Casa francese sotto la richiesta del responsabile dell’attività sportiva della Renault, François Landon. Perciò nell’ottobre del 1963 fu avviato il progetto destinato alla realizzazione della nuova versione sportiva. Mentre la parte telaistica fu affidati ai tecnici Renault, il motore fuinvece affidato ad Henry Frétet ed Amedeo Gordini, il “mago” di origine italiana trapiantato in Francia che già a suo tempo seppe trasformare le tranquille 4CV e Dauphine.

Gordini, che avrebbe dovuto utilizzare componenti forniti dalla Casa di Billancourt, preferì invece fabbricarne alcuni per conto suo, come ad esempio la testata, che realizzò con condotti di tipo cross-flow e con camere di scoppio emisferiche. I risultati durante i test su pista diedero ragione al progettista italiano nonostante proprio quest’ultimo avrebbe preferito che la vettura fosse rivista in funzione di un miglior raffreddamento del motore per consentire maggiori prestazioni. Ma la Renault aveva già deciso che così com’era la vettura poteva già essere messa in produzione. Fu così che la R8 Gordini, fu presentata al Salone di Parigi del 1964, equipaggiata dal motore della Major, ma con le modifiche previste da Gordini che ne innalzarono la potenza da 50 a ben 95 cv, permettendo alla vettura di raggiungere una velocità massima di 168 km/h.

Tra le altre caratteristiche che la differenziavano dalle altre, va senz’altro segnalato il retrotreno a doppi ammortizzatori idraulici, nonché il nuovo servofreno Hydrovac, già sperimentato dai privati nelle occasioni d’impiego nelle competizioni. Anche nell’abitacolo non mancarono caratteristiche specifiche per la versione sportiva, tra cui la presenza del contagiri e dell’indicatore di pressione dell’olio. La Gordini n occasione della presentazione, non mancò di affascinare sia il pubblico che la stampa, la quale ebbe anche modo di provarla confermando così le impressioni positive anche in termini di prestazioni. La sua forza stava nel prezzo relativamente contenuto a fronte di prestazioni tali da poter rivaleggiare con vetture di fascia più alta, tra cui, ad esempio, l’Alfa Romeo Giulia.

Nel mese di giugno del 1966, dopo essersi saldamente affermata sia in campo agonistico sia in quello commerciale, fu sottoposta a sostanziose rivisitazioni meccaniche e ricevette il nuovo motore 812 da 1255 cm3 con alimentazione mediante due carburatori doppio corpo e potenza salita da 95 a 103 cv. Ma fu soprattutto la presenza del nuovo cambio a 5 marce ad entusiasmare gli utenti con maggiori velleità sportive. La Gordini “nuova”, fu dotata anche di due serbatoi di carburante per garantire una maggior autonomia al vorace propulsore, accanto al consueto contenitore da 38 litri ne fu montato uno supplementare da 25 litri. Esteticamente la versione con motore 1.3 si riconosceva dalla 1.1 per la presenza di quattro proiettori frontali invece che due.

Nel 1973 la Renault R8 esce di scena.

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