La Fiat “otto e mezzo” una coupè italiana.

Fiat 850 coupè 1° serie

Il Corrado Ronchetti detto “il Lodula” abita su a Case Molino, un gruppetto di quattro case segnate dal tempo tra i filari di viti lungo la collina.
Ormai “il Lodula” ha passato i cinquanta ed è uno “zitello” come dicono giù in paese all’osteria del Plinio appena sotto la curva della spianata. Tutti conoscono il Corrado sempre preso a zappare la terra e curare le sue pertiche. Solo qualche volta va via due o tre giorni. Va dalla sorella Ernesta che sta giù in pianura. Il Corrado ha sempre vissuto con mamma Santina che circa tre mesi fa, dopo una breve malattia, se né andata a “riposare” al cimitero accanto al suo Norberto. Da quel giorno “il Lodula” è rimasto solo e non si è quasi più visto alla domenica pomeriggio nell’osteria a bere la spuma o un buon bicchiere con il gruppetto del “soliti noti”, il Teresio, Nacleto, “Spadà” e gli altri due o tre del posto. Oggi, per lui vestito “della festa” anche se la camicia a quadri sotto la pesante giacca in velluto a coste fa un po’ a pugni, è un giorno speciale.Saranno vestiti un poco smunti e fuori moda ma qui, tra le colline, nessuno lo guarda mentre aspetta le corriera per andare in città con la borsa marrone sotto al braccio. Chissà che faccia farà la Marfisa, si perché “il Lodula” quando andava all’ospedale dove era ricoverata la sua povera mamma, ha conosciuto questa vedova, anche lei sui cinquanta che fa la sarta in casa. Le mamme erano vicine di letto. Ogni tanto con la sua 1100 oliva, un vecchio 103 del 1955, il Corrado la portava a casa e si sa…….il contadino, la sarta; lui zitello, lei vedova da tanto tempo e……. la carne “l’è” la carne……debole…. dicono…..

Rimasto solo, “il Lodula” pensa che una donna in casa ci vuole; due soldi in buoni delle poste, un po’ in banca, la terra c’è, la casa pure e……magari la Marfisa viene su dal paese per stare qui….. La corriera arriva e “il Lodula” sale salutando l’Ignazio che da tanti anni fa l’autista, su e giù tutti i giorni. La città l’aspetta e anche la Commissionaria Fiat Santini. Chissà come sarà la nuova 850 coupè che a comprato……..dicono che va bene, poi “l’è” sportiva. Hanno fatto un pò di fatica a prendersi indietro la 1100, ma con qualche cambiale con la “Sava” e qualche centomila sull’unghia, il “vot è mès” è pronto per prendere la strada di Case Molino, quel gruppetto di case segnate dal tempo lungo la collina……..

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Gli anni sessanta piombano come fulmini su di una nazione che sta bene. Uscita con “le pezze al sedere” dalla guerra è ora nel pieno boom economico. Mamma Fiat “butta” sul mercato un nuovo modello che va ad occupare quella fascia di persone che comprende sia operai che impiegati; quella via di mezzo tra la seicento e la millecento. Arriva l’ottocentocinquanta.

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Dopo una serie di smentite e contro smentite, finalmente nel 1964 la Fiat presenta la 850 che interpreta appieno l’automobile dell’italiano medio della seconda metà degli anni sessanta. Leggermente più lunga e più larga della 600 è venduta in due versioni, normale e super, con una linea simpatica ed originale. Come la maggioranza delle medie Fiat, diventa presto popolare seguendo passo dopo passo la crescita sociale della nazione. Nel 1965 arriva la coupè, decisamente sportiva, brillante, con una linea a cuneo che dà quel senso di macchina di rango. L’idea parte da Bertone quando presenta alla Fiat nei primi anni ’60 quel progetto giudicato troppo costoso e raffinato che fu poi la Simca 1000 Coupè.

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La Casa torinese a questo punto decide che il coupè è meglio farselo in casa. Al Salone di Ginevra del 1965 assieme alla 850 spider, la Fiat “scopre” la coupè che richiama subito l’attenzione di un pubblico giovane con la sua linea accattivante. Anche le prestazioni sono di tutto rispetto con una velocità di punta che raggiunge i 135 km/ora.Tutto ad un prezzo di 950 mila lire con una tassa di circolazione 15.315 lire ed una polizza assicurativa che va dalle 35 alle 55.000 lire secondo le zone. Prodotta nello stabilimento del Lingotto, la 850 coupè, pur mantenendo la stessa cilindrata della berlina, grazie ad un rapporto di compressione di 9,3 e l’adozione di un nuovo collettore e di un carburatore doppio corpo Weber da 30, porta la potenza massima a 52 CV a 6200 giri con una coppia di 6,3 a 3600 giri. L’avantreno è dotato di freni a disco con un diametro di 22,6 cm. Sospensioni e cambio restano invariati ma viene modificato il rapporto al ponte e i cerchioni con base più larga per ospitare i nuovi pneumatici 5.20/13. Il peso a vuoto è di 700 kg che rende la vettura maneggevole anche se un poco leggera alle alte velocità causa il suo “tutto dietro”. Le consegne iniziano nel mese di aprile dello stesso anno e il riscontro del pubblico è decisamente favorevole giudicando la coupè una vettura moderna, personale e se vogliamo fuori serie che concretizza il sogno di tanti automobilisti. L’estetica è elegante con le fiancate pulite caratterizzate dall’andamento del padiglione inclinato secondi i canoni stilistici della scuola italiana. Un sottile profilo cromato sotto la battuta della portiera contribuisce a snellire la fiancata. Molto ampie le finestrature e la coda che pur ricordando la berlina, ha la parte terminale tronca. Meno riuscito è il frontale che è troppo largo rispetto alla carreggiata. Questo è ancora più evidente guardando la vettura di fronte. Nel complesso la vettura si presenta ben riuscita, piacevole e ben proporzionata. L’abitabilità è quella “normale” per un coupè con due posti anteriori comodi e i due posteriori insufficienti. Le rifiniture non sono eccelse mentre la strumentazione è completa e di ottimo livello. Bene la visibilità anteriore mentre è scarsa quella posteriore.

54400_f191823a328e6809Su strada il comportamento è decisamente interessante con una buona accelerazione ma una ripresa mediocre che però grazie al peso ridotto, la rende agile e scattante con consumi abbastanza contenuti, anche alle alte velocità. Il confort di marcia è buono con un motore pronto e brillante anche ai bassi giri. Il cambio, con tutti i rapporti sincronizzati, ha un’ottima manovrabilità come lo sterzo dolce all’uso ma troppo leggero. I freni sono potenti e la frenata risulta ben ripartita ed equilibrata. In complesso una vettura con buone prestazioni, un ottima frenata ed un prezzo competitivo per l’epoca. I lati negativi si possono riscontrare in una pedaliera scomoda, poco bagagliaio e un abitabilità insufficiente per i posti posteriori. Ampia la gamma dei colori, bianco, beige, grigio acciaio, azzurro, blu medio, rosso e nero.

La 850 coupè incontra tanti consensi anche tra il pubblico femminile che ne apprezza la linea, i colori e le gomme con fascia bianca offerte in optional.

Un coupè versatile che viene impiegato anche nelle corse, specialmente nei rallye dove dimostra una buona robustezza sulle strade sterrate e scassa macchine del tempo. Diverse coupè si cimentano anche in corse in salita ed in pista senza però grossi risultati. La prima serie rimane sul mercato fino al 1968 quando arriva la Sport Coupè che monta un motore da 903cc e presenta un frontale rinnovato con quattro fari e il posteriore ritoccato nella coda con anche qui due fari in più.

Una piccola coupè oggi ricercata dai collezionisti specialmente in questa prima serie, decisamente personale e ricca di fascino, traghettatrice di uno stile di vita che dal ’68 in poi ci porterà verso un ritmo sempre più frenetico.

Fulvio Negrini

 

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