Pit Stop: BMW Z8, eterna youngtimer

 

Anche se da collezione lo è sempre stata, in qualità di instant classic, nel 2020 la BMW Z8 compie vent’anni e diventa ufficialmente una youngtimer. La bella roadster tedesca è stata infatti prodotta dal 2000 al 2003.

Con la Z8 si chiude idealmente il cerchio delle roadster sportive col marchio dell’elica, aperto con l’indimenticabile 507 di cui abbiamo parlato recentemente qui a PitStop, a proposito del suo stilista Albrecht Von Goertz.

In BMW l’idea di tornare sul segmento delle spider di alta gamma arriva nella seconda metà degli anni novanta, in pieno momento di rilancio delle spider a due posti secchi.

Il brief iniziale è di contrastare l’eterno successo delle Mercedes-Benz SL ma, alla fine, la nuova scoperta della casa di Monaco sarà un prodotto ancora più esclusivo.

Sulla scia dello stile revival tanto di moda all’epoca, al salone dell’automobile di Tokyo del 1997 i bavaresi presentano il prototipo Z07, ricco di richiami alla bella progenitrice.

La vettura di serie debutta, col nome di Z8, circa due anni dopo accanto a Pierce Brosnan/James Bond nel film “Il mondo non basta”, mentre la prima apparizione pubblica è al salone di Los Angeles, scelto in quanto gli Stati Uniti sono visti come il mercato d’elezione per la categoria del modello, così come era accaduto per la 507.

Il nome della vettura si inserisce nella tradizione BMW di siglare le roadster con la lettera Z, ed è legata alla serie 8 come posizionamento di mercato, ma meccanicamente deriva dalla berlina sportiva M5 E39.

Il design, nonostante i richiami retrò, è dirompente: il cofano lunghissimo e piatto ospita comodamente il grosso motore V8 da quasi 5 litri e 400cv, scaricati sulle sole ruote posteriori.

L’abitacolo arretrato e la coda dal lungo sbalzo, assieme alle branchie sui parafanghi anteriori, ricalcano schemi e proporzioni tipici degli anni cinquanta e sessanta, qui legati a prestazioni e tecnologia d’avanguardia. Il tutto senza compromettere il comportamento su strada: la distribuzione dei pesi è infatti del 51/49% fra avantreno e retrotreno.

Anche l’inedita versione del doppio rene frontale, largo e schiacciato, riprende la vecchia 507, ma sulla Z8 muso e coda sono impreziositi da un’avanzatissima fanaleria allo xeno (fari anteriori) e neon (posteriori e segnalazione), una primizia per la fine degli anni 90.

Il telaio, rigidissimo, è uno spaceframe in alluminio. La capote, in puro stile retrò, è in tela, alternabile ad un tetto rigido abbinato. Anche l’interno strizza l’occhio al passato, con la plancia in tinta carrozzeria e il volante che ricorda i classici “banjo” a razze sottilissime. Le diavolerie più moderne, come il sistema di navigazione satellitare, sono a scomparsa per non intaccare l’atmosfera vintage complessiva.

Ma sulla Z8 c’è tutto, dato che la macchina esce dalla fabbrica solo in configurazione full optional. Al cliente restano solo poche scelte di gusto, come ad esempio se accontentarsi delle cinque colorazioni standard per la carrozzeria, nero e rosso pastello o argento, grigio stratus e blu topazio metallizzati, o pescare tra le numerose possibilità del programma BMW Individual, che include, tra le tantissime tinte disponibili, anche alcune varianti bicolore.

Oggi la BMW Z8 è un oggetto decisamente costoso, ma c’è da dire che a buon mercato non lo è mai stata. E c’è da star sicuri che col tempo le quotazioni cresceranno ancora. Se ne volete una, e se potete ancora permettervela, fate presto.

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