Come per il vino, ci sono annate speciali anche per l’automobile. Per quella italiana, in particolare, il 1985 è un anno decisamente prolifico. Esattamente 40 anni fa nasceva la Fiat Croma, berlinona da famiglia nata per rimpiazzare la poco fortunata Fiat Argenta con una ricetta innovativa: grazie al progetto condiviso “Tipo Quattro” comune a Lancia Thema, Saab 9000 e Alfa Romeo 164, che consente di ridurre in maniera consistente i tempi di progettazione, sviluppo e design, Fiat si regala una berlina tutta nuova, finalmente a trazione anteriore. Semplice, piacevole, concreta, confortevole e pratica grazie alla grande abitabilità e all’ampio bagagliaio con portellone, la Croma resiste a listino per ben 11 anni, totalizzando 440.000 pezzi prodotti, di cui ben nove in uso all’avvocato Agnelli in persona, e riuscendo a far dimenticare la poco apprezzata Argenta, che altro non era se non una versione “rinfrescata” della vecchia 132.

Ma, nei listini della casa torinese, la Croma non è l’unica novità interessante del 1985: se i professionisti e i papà guardano alla nuova spaziosa berlina, i più giovani sognano la nuova versione della bestseller di casa: la Uno Turbo i.e.. Già, perché nel periodo d’oro delle hot hatch, le compatte sportive, basta un piccolo 1.3 di cilindrata da soli 105 cavalli per volare ad oltre 200 km/h, con tutta l’adrenalina di cui sono capaci le turbine vecchia scuola, quelle da “calcio nella schiena” per capirci, più che sufficienti per trasformare l’utilitaria della mamma in una sportiva vera.

Ok, la Fiat Uno è l’auto per tutti, e la Turbo i.e. la versione da guidare col giubbotto di pelle. Ma resta da coprire un’altra, ampia fetta di mercato: quella dell’utenza più raffinata, dei giovani professionisti rampanti, delle donne chic, che snobbano la nuova compatta in versione ordinaria e reputano troppo sfacciata la sua variante “pepata”. È per loro che, nello stesso anno, il gruppo torinese gioca l’asso con l’ultimo modello a vestire lo storico marchio Autobianchi: arriva sul mercato la Y10, l’auto che “piace alla gente che piace”. Uno slogan che chiarisce da subito quale sia il target di un modello più costoso, più piccolo e oggettivamente meno pratico della “cugina” marchiata Fiat. Caratteristiche che, unite all’insolito portellone verticale, disponibile sempre e solo nero, inizialmente provocano un’accoglienza da parte del pubblico abbastanza tiepida.
Ma la strada è quella giusta, e il posizionamento premium viene rafforzato nel tempo con il lancio di versioni speciali sempre più esclusive: LX, Turbo, 4×4 e tante collaborazioni con le griffe di moda più in voga, come Fila e Missoni, e poi la “Mia” con vernice metallescente, la “Ego” rivestita in pelle Poltrona Frau e la “Avenue”, con interni in Alcantara e portellone finalmente in tinta. Versioni oggi rare e ricercate dagli appassionati di utilitarie anni 80.

Ma in Italia le auto non si fanno solo a Torino, e in questo quadro d’eccellenza non può mancare l’Alfa Romeo, che nel 1985 celebra i suoi 75 anni di storia con… l’Alfa 75, lanciata pochi mesi prima che l’azienda venga acquisita dal Gruppo Fiat, e quindi ultimo modello sviluppato e prodotto interamente dal marchio milanese.
Tuttora amatissima, l’Alfa 75 è la dimostrazione di come si possa realizzare un ottimo prodotto con pochissime risorse a disposizione: all’epoca Alfa Romeo, in grosse difficoltà economiche, è di proprietà dell’IRI, ed è costretta a sviluppare la nuova berlina di fascia media lavorando sul telaio della Giulietta del 1977 e sulla sua meccanica, derivata a sua volta dall’Alfetta del 1972.

Nonostante i presupposti decisamente complicati, il miracolo riesce: con una gamma ricca e articolata, motori benzina e diesel a 4 e 6 cilindri da 1.6 a 3.0 e versioni da collezione come la Turbo Evoluzione, l’Alfa 75 supera di slancio i numeri della precedente Giulietta così come il gradimento nel cuore degli appassionati del Biscione, consacrando definitivamente il 1985 come l’anno d’oro dell’automobile italiana.



































