L’anno nuovo è iniziato davvero in salita per il colosso tedesco delle auto sportive: Porsche ha infatti annunciato che nel 2025 “subirà un impatto negativo di 800 milioni di euro per il lancio di nuovi modelli a combustione interna e ibridi plug-in”. Così riporta il Sole 24 Ore, che segnala una perdita del titolo in borsa, lo scorso venerdì, pari al 6,8%, maglia nera tra le quotate europee, in conseguenza dell’annunciato allarme sui profitti per il 2025.

Il motivo? Ormai lo conosciamo bene, il costo altissimo di aggiornamento delle tecnologie per cavalcare la transizione ecologica, combinato alla domanda di veicoli elettrici in Europa ancora troppo debole e alla concorrenza orientale sempre più agguerrita. Inoltre a Zuffenhausen gli uffici registrano il terremoto causato dall’uscita anticipata del direttore finanziario, Lutz Meschke, e del responsabile vendite, Detlev von Platen, tra i principali indiziati per le scarse performance dell’azienda, ma nel mirino ci sarebbe persino il ceo Oliver Blume. Gli investitori attendono il 12 marzo per ascoltare il piano del management; certo è che il panorama è preoccupante per la casa tedesca come per gran parte della produzione europea.
Una soluzione “tappabuchi” è la riapertura dei programmi a breve termine alle motorizzazioni ibride e plug-in, accompagnata da un potenziamento dei programmi dedicati alle personalizzazioni di lusso. Vedremo se saranno misure sufficienti ad arginare la falla apertasi nello scafo della corazzata tedesca.

Il nostro punto di vista e le ripercussioni sul mondo Classic
Senza volerci lanciare in strategie di fantamanagement, e senza voler prendere posizioni drastiche pro o contro la transizione green della mobilità, viene da chiedersi come mai, Porsche come tanti altri, non abbia sfruttato i 10 anni che ci separano ancora dal ban all’endotermico del 2035, tra l’altro sempre più in discussione, per continuare a fare utili con l’endotermico e l’ibrido, che ancora vanno fortissimo, riversandoli poi in un più sereno e strutturato sviluppo dell’elettrico, come pare stiano facendo i competitor di Maranello. Il passaggio all’elettrico presenta ancora tante criticità oggettive, che bisogno c’era di tagliare così drasticamente i ponti con una storia gloriosa di motori a combustione con due lustri di inutile anticipo e senza essere ancora davvero competitivi?

Fatto sta che, forse in conseguenza di un presente per la prima volta appannato dopo decenni di successo, o forse come fisiologica reazione ad almeno 15 anni di bolla speculativa sfrenata, anche nel mondo del classico la Cavallina di Stoccarda pare perdere più di qualche colpo: ne abbiamo avuto un primo sentore alla scorsa edizione del salone Auto e Moto d’Epoca a Bologna, in ottobre, e ne stiamo avendo la conferma in questi giorni tra i padiglioni parigini di Retromobile. Il mondo del collezionismo pare essersi un po’ stufato di 911 in tutte le salse, le versioni, le livree; nonostante una presenza di youngtimer sempre più insistente anche ad appuntamenti come quello francese dove sembravano essere quasi vietate, l’attenzione verso Porsche pare essersi sbiadita. Se ne vedono, e vendono, sempre meno, mentre non conosce freni, e lo diciamo con un pizzico d’italico orgoglio, la passione viscerale verso il Cavallino, stavolta al maschile, nostrano.




































