Pit Stop: ACMA 400, la Vespa di Francia

La Vespa è lo scooter per antonomasia, la conosciamo tutti.

Non tutti sanno che la Vespa è stata anche un’automobile, con tutte e quattro le ruote. “Vespa 400” è infatti il nome di una minicar progettata da Piaggio e costruita in Francia, dalla ACMA, un’azienda consociata, dal 1957 al 1961.

Il primo prototipo viene terminato a Pontedera nell’estate del 1952. I successivi, denominati 2V, 3V e 4V vengono sviluppati in parallelo. Di questi il 3V, dotato di ruote da 10 pollici e motore posteriore a due tempi, viene testato di notte in gran segreto, sulle strade della campagna toscana, nell’agosto del 1953.

I risultati, deludenti soprattutto sul piano della scarsa tenuta di strada, dovuta a sterzo troppo sensibile e interasse eccessivamente corto, portano ad una revisione importante del progetto.

Nel 1955 parte quindi un nuovo studio, denominato 4R, che porterà alla Vespa 400 di serie. I primi esemplari di preserie sono pronti già alla fine dell’anno.

Le ingerenze di FIAT, prossima al lancio della Nuova 500, e le capacità produttive dello stabilimento di Pontedera già al limite, portano Piaggio a dirottare il progetto sullo stabilimento francese dell’ACMA (Ateliers de Construction de Motocycles et Automobiles) a Fourchambault.

Stabilimento  creato per assemblare le Vespa coi pezzi forniti dall’Italia, aggirando gli oneri doganali, così come FIAT aveva fatto con SIMCA.

La vetturetta viene presentata al Salone dell’automobile di Parigi del 1957. Il successo al debutto è buono e, in pochi mesi, le prenotazioni toccano quota 20.000.

Venduta in tre diverse versioni, “Luxe”, “Tourisme” e “GT”, la Vespa 400 si distingue nella categoria per classe e comfort, essendo dotata di tetto apribile e riscaldamento.

È poi estremamente maneggevole grazie a peso e dimensioni ridotte. Un po’ laborioso invece il rifornimento: essendo spinta da un motore a due tempi la vettura viaggia con miscela olio-benzina, da aggiungere separatamente.

In base al quantitativo di benzina versata nel serbatoio bisogna gestire, azionando un’apposita manovella, l’aggiunta del quantitativo di olio adatto.

Non venduta in Italia a causa di un accordo di non belligeranza con FIAT, la macchina viene comunque importata in qualche centinaio di esemplari. Ma l’uscita tardiva e quasi contemporanea alla Nuova 500 crea comunque difficoltà alla piccola Piaggio, che in 6 anni totalizza circa 30.000 esemplari.

 

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