Pit Stop: Piper, meteora british in kit di montaggio

Piper Cars è un piccolo produttore automobilistico britannico derivato dall’azienda omonima, operativa nella produzione di componenti per elaborazioni meccaniche automobilistiche, attiva tra la fine degli anni sessanta e i settanta tra il Kent e il Lincolnshire.

Se pochi ne ricordano il nome, qualcuno in più probabilmente ricorda le belle forme della Piper GT, primo modello stradale dell’azienda, progettato da Tony Hilder e presentato al Racing Car Show del gennaio 1967.

Subito dopo il successo della presentazione, la GT viene messa in produzione e venduta come kit car da assemblare a casa, con carrozzeria in vetroresina e telaio tubolare in acciaio.

Le sospensioni sono di derivazione Triumph Herald all’anteriore e Ford al posteriore, mentre per il propulsore si può scegliere tra diverse alternative.

Come quasi tutte le opere prime, la Piper GT soffre alcuni problemi di gioventù. La risoluzione di questi porta a un ritardo di circa un anno sulla produzione e al lancio di una versione migliorata, denominata GTT.

Nel mentre l’azienda è alle prese anche con una vettura da corsa Gruppo 6 a motore centrale, la GTR, alta appena 76 centimentri e con un coefficiente di resistenza aerodinamica di soli 0,28, grazie allo spostamento di tutte le parti meccaniche, radiatori compresi, sul retro della vettura.

Iscritta alla 24 Ore di Le Mans del 1969, la GTR non riesce a qualificarsi a causa di problemi di surriscaldamento e di un pilota, John Burton, forse non all’altezza dell’impresa.

Le cose si complicano ulteriormente con la morte del fondatore, Brian Sherwood, alla fine dell’anno. Il progetto GTR viene cancellato e l’azienda rilevata da due dipendenti, Bill Atkinson e Tony Waller, che la ribattezzano Emmbrook Engineering.

I due focalizzano gli sforzi sulle auto stradali e, nel 1971, lanciano la Piper P2, una GTT ulteriormente migliorata nel telaio, nella fattura della carrozzeria e nel design degli interni.

Migliorie che consentono al modello di sopravvivere fino alla metà degli anni settanta, andando a sfiorare un totale di 100 unità prodotte complessivamente.

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