Pit Stop: 1970, lo squalo Monteverdi attacca Ginevra

50 anni fa, in un’annata incredibilmente densa di novità e di fermento automobilistico, nasce una supercar sconosciuta a molti, ma che merita attenzione.

Debutta infatti a Ginevra la Monteverdi Hai 450 SS, un’affusolata berlinetta a motore centrale realizzata dalla Automobile Monteverdi.

La Hai 450 SS è la prima vettura con questa architettura costruita dalla piccola azienda di Basilea, fondata nel 1967 da Peter Monteverdi dopo aver creato per diversi anni special di lusso in tiratura limitatissima.

Figlio di un commerciante di auto di lusso italiane e inglesi, Monteverdi spazia dalle Formula Junior alle Ferrari, che il padre vende e che lui elabora negli allestimenti e, talvolta, anche nelle carrozzerie.

È proprio quando, nel 1965, i rapporti tra Monteverdi e Ferrari si interrompono, che Peter inizia a pensare di sviluppare una propria produzione di vetture sportive e granturismo di lusso.

Tra il 1967 e il 1984, Monteverdi produrrà otto diversi modelli, spesso contraddistinti da varianti e personalizzazioni tali da rendere ogni esemplare quasi un pezzo unico, oltre a diversi prototipi.

Nel 1987 lo stabilimento di produzione di Binningen diventa un museo, il “Monteverdi Car Collection”, e tuttora ospita diversi esemplari riacquistati dallo stesso Monteverdi.

Ma torniamo alla Hai 450 SS. Come tante sportive artigianali di quegli anni, è costruita su un telaio a traliccio e spinta da un V8 americano, un Chrysler Hemi 426 da 7 litri e 390cv montato dietro i sedili, abbinato a un cambio manuale ZF a cinque rapporti.

Le prestazioni sono mozzafiato, con  uno scatto da 0 a 100 km/h in 4,9 secondi e una velocità massima di 295 km/h. Le forme, affascinanti ed equilibrate, sono opera di Fissore.

Dalle sue forme sinuose viene il nome Hai, che in tedesco significa squalo. Alla SS segue, nel 1973, la GTS, con passo allungato e alcune modifiche meccaniche.

Adrenaline24h Monteverdi Hai

L’idea è quella di fare concorrenza a Ferrari e Lamborghini con una produzione di una cinquantina di pezzi; in realtà se ne producono appena un paio di unità, più un altro paio realizzate successivamente con fondi di magazzino.

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