La mia Lancia Fulvia 2C di Fulvio Negrini

IL DOLORE, LA RIPRESA E LA LANCIA FULVIA 2C HF
Le storie della vita sono strane, a volte impreviste, tanto da cambiare il corso degli anni futuri.

Il nostro “amico” è arrivato alla mezza età e un bel giorno, uno come tanti, scopre di dover vivere una tragedia famigliare avviata verso quella strada che non ha ritorno. Sono mesi duri e l’amico combatte una guerra persa. La compagna di tutta una vita si spegne, giorno dopo giorno, fino all’epilogo. Improvvisamente tutto non ha più senso come le due vetture ferme nel box, una A112 Abarth 58 HP prima serie vincitrice del Campionato Italiano Rallye nel 1980 ed una conservatissima Simca 1000 Coupè Bertone del 1965. Il nostro “amico” decide che non servono più a nulla e in poco tempo il suo garage resta vuoto. Però sulla strada dell’amico ci sono i figli, c’è il mondo che cammina, c’è la quotidianità, c’è un inserzione di una Fulvia 2C.
I figli spingono, cercano di ridare un senso al suo futuro facendo leva proprio sulla passione.
2009 - in gara 4
La 2C arriva nel box e resta “dimenticata” per poco poi…..il nostro “amico” comincia ad avvicinarsi, a pensare, ad impegnare la mente. La 2C non è in cattivo stato, anzi, certo quel colore giallino originale poco si addice all’aspetto corsaiolo che il proprietario precedente le aveva imposto. Fortuna vuole che tutti i pezzi originali ci sono e poi quella targa di prima immatricolazione: TO.716398 ……… e il nostro “amico” da subito fondo alle sue conoscenze storiche. Anno 1965, targa Torino, Leo Cella, Sanremo, 5° Rallye dei Fiori, primo assoluto. La frenesia prende il nostro “amico”. Nel box ci sono diverse riviste, tanti libri. Ecco quello sulla Fulvia e le prime foto dell’epoca ma ecco la “chicca”, Auto Italiana n. 10 del 11 marzo 1965, in copertina la Fulvia 2C, titolo: “Trionfano le Lancia al Rallye dei Fiori”. Dentro il servizio di Franco Lini. Poi Quattroruote, aprile 1965, titolo: “I fiori più belli per le Lancia vittoriose” a firma di Roberto Bonetto. Un articolo sulla gara con tanto di “disegni” dei particolari della 2C vincitrice.
Subito l’idea diventa realtà. Fare una copia di quell’auto.

Il motore della 2C è il suo ma già il precedente proprietario era intervenuto preparando la meccanica con alleggerimento del volano, albero a camme e carburatori maggiorati. Il rumore è cattivo e denota una certa cura nella meccanica. Dopo un super tagliando, la vettura gira come un orologio anche se il peso non la fa certo diventare un fulmine. Neppure all’epoca era prestante ma i rallye si correvano su strade che chiamarle tali era pura utopia. Quello che contava allora era la robustezza e la 2C era un mulo.
Il nostro “amico” parte all’attacco.
Il fido carrozziere viene allertato ed inizia l’operazione “rinascita”: personale da un lato, della Fulvia dall’altro.
Subito si lavora sulla carrozzeria che si presenta sana, frutto di un precedente restauro avvenuto nei primi anni ’90. A confermare ciò la Fiche FIVA con tanto di foto della vettura restaurata nella sua piena originalità e poi……c’è altro.
Balzo indietro nel tempo. Varese-Campo dei Fiori 1993. Il nostro “amico” vi partecipa con la sua Giulietta Sprint del 1957, altro gioiello ceduto nel tempo. Alla fine viene regalato a tutti una cassetta DVD della gara. In poltrona sfilano le vetture. Gli occhi sono in attesa di vedere la Giulietta nel televisore di casa. Sfilano tutti i partecipanti ed anche la Sprint grigio alba, passa veloce. Ma quel video……il nostro amico lo ritrova tra i tanti. La memoria a volte……scorri….scorri…… fermo immagine…..eccola la 2C. Giallo chantilly, targa TO.716398…..è lei…….come è strana la vita a volte…….
Tornando a noi, si smonta la carrozzeria.

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Prima cosa togliere tutti i profili laterali, quelli dei vetri e i cerchietti dei fari……ridicolo questo dei fari….. ad una gara di regolarità a cui il Fulvia 2C parteciperà negli anni successivi, il concorrente che precede, ci “segnala” che abbiamo “perso” tutti e due i cerchietti dei fari……..vagli a spiegare che sono stati tolti apposta……
Tutto questo “alleggerimento”, secondo i criteri dell’epoca, rientrava nella “preparazione” da corsa. Via anche la tappezzeria del fondo portato alla lamiera mentre i pannelli delle porte, rifatti in nero come il sedile posteriore, rimangono quelli di serie. Davanti due sedili da corsa, costruiti appositamente sulla base di quelli di una Fulvia HF 1300. Qui una concessione alla “copia originale”. Solo quello di guida era del tipo corsaiolo. Il navigatore si teneva quello di serie. Motivo? Era indispensabile il riposo perché all’ora i rallye duravano giorni.
Tolto i profili della vettura si passa al cofano posteriore dove era posto il bocchettone esterno per la benzina con il serbatoio maggiorato. Qui vengono in gioco i disegni di Quattroruote.
Viene fatto un foro su lato sinistro per alloggiare un tappo grosso a sgancio rapido e…….altra fortuna. Nella carrozzeria stanno restaurando una HF 1300 ex Jolly Club.
“Basta” prendere il serbatoio girarlo al contrario e dalle abili mani del nostro carrozziere ne esce una copia perfetta dell’originale. Nel bagagliaio vanno anche 2 pompe elettriche per la benzina.
Due cinghiette tengono il cofano posteriore e quello anteriore. Davanti vengono montati due fari Carello rigorosamente dell’epoca. Il volante è del tipo sportivo e pure le cinture sono originali dell’epoca.

Dentro ci va il roll bar di colore giallo paglierino come ai tempi. Vengono presi dei tubi di grosso diametro e piegati ad arco. Il problema è che i due discendenti laterali debbono fare il giro delle porte posteriori e terminare sotto il lunotto.
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Qui l’abilità del nostro carrozziere si supera. Altro particolare “rumoroso” lo scarico che a differenza di come si possa pensare, è corto e sottoporta dal lato del pilota. Ora il rumore è perfetto. Una vera auto da corsa. Peccato che tutto quel “vocione” all’atto pratico diventa un “bolide” pesante che in salita non va assolutamente ma lo spettacolo è garantito. Inoltre il motore è stato preparato quasi da pista con il problema che sotto i tremila giri borbotta e si “scarbura” continuamente anche perché i tromboncini ingoiano aria come un tornado. Ecco l’unico difetto. In tre anni di regolarità, non si è mai fermata andando sui campi di gara e tornando sempre via “strada”. Due grossi bolli bianchi sulle porte ed uno sul cofano a destra e la copia è fatta.
Poi il nostro amico, finito il restauro, rientra nella sua normale filosofia e la chiude nel box. Nel contempo si ributta nel mondo della regolarità e partecipa ad alcune gare con un nuovo pilota che promette bene. Il nostro “amico” da tempo a deciso che “fare il navigatore”, è meglio che guidare e la coppia prende piede. Un giorno il nostro “amico” decide di vendere la Fulvia 2C, tanto è lì a far nulla…… ma il suo pilota vuole provarla e trova che è molto più divertente della vettura in uso e….. allora…..perché no?
Corriamo con questa.

Da lì nasce un terzetto che inizia la scalata alle posizioni alte della classifica. Molte le vittorie di gruppo e molte volte nei posti alti della classifica.
Poi la vita cambia il corso delle cose. Arriva una nuova compagna, quella giusta e le gare, la Fulvia, le domeniche in giro non fanno più per il nostro “amico”. Le passeggiate, il supermercato, i giri in bicicletta lungo il fiume, entrano nel quotidiano. Molti potranno ridere o pensare cose strane. Certo due ultra cinquantenni che si trovano nella fase discendente della vita e scoprono il mondo come ragazzini sarà strano…… ma è realmente vero……
Il Fulvia resta nel box per un paio di mesi poi…….una bella mattina di febbraio ne esce, rumorosa e regale come sempre. Perfetta è la forma, sorridete un altro ultra cinquantenne che ora siede al volante. La 2C piano piano si allontana dal nostro “amico”. La sua mano la saluta per l’ultima volta, lei, la 2C torna a….Torino, a casa.
Ironia, caso, stranezze della vita, il nuovo proprietario sta proprio li.
La compagna è stretta al nostro “amico”, si toglie il guanto e alzando il braccio con tocco tenero gli accarezza il viso. Poi si gira e guarda la Fulvia 2C, rosso montebello, targata TO.716398 che si incammina verso la nuova casa e dice:”….e perché ora non una bella A112?”

Questa è un’altra storia però……..

 Fulvio Negrini

Testo e foto Fulvio Negrini

 

 

 

2 Responses
  1. Brian Hilton

    What a great write up.
    The translation into English leaves something to be desired, but I got the gist of most of it.
    As a 2c owner for 20 years, 18 of them on the road,
    it’s really nice to see that another 2c and such an historic vehicle has survived

  2. Nell’ Ottobre del 1963, il Prof. Antonio Fessia fresco responsabile della Direzione Tecnica della Lancia, presentò al Salone di Torino la berlina Fulvia in sostituzione dell’anziana Appia III serie, vettura dall’impostazione tecnica ormai datata. Apparvero prima la Fulvia normale e la 2C, poi la GT e infine la GTE , tutte a trazione anteriore. A noi piacquero tutte e tre, ne seguimmo le evoluzioni acquistandole in successione, alla fine di quegli anni ’60. Il colore : bianco saratoga , uguale per tutte e tre. Ecco le caratteristiche principali : motore 4 cilindri a V stretto, cilindrata 1.100 aumentata poi a 1,2 e infine a 1,3 per la GTE, basamento e testata in alluminio, su apposito telaio ausiliario. Doppio asse a camme in testa con HP 90 di potenza per la GTE, le valvole in testa inclinate a V. Molto particolare il sibilo metallico del motore, proveniente dalle valvole e dai collettori in alluminio. Era una gioia ascoltare quella musica : vettura silenziosa, di classe ben accessoriata, interni e selleria in panno di lana di qualità. Plancia strumenti in bella evidenza , cambio al volante, che nell’ultima GTE si spostò al pavimento. La tenuta di strada ?
    Molto buona, quella tipica della trazione anteriore, come del resto le tante vittorie nei Rally, Montecarlo incluso, ben presto dimostrarono. Papà ne era entusiasta . E quali gli episodi più importanti ?
    Senz’altro il mio matrimonio in quei di Stradella , nell’Oltrepò pavese il 27 Dicembre 1969, in una giornata di nebbia fitta, di densa galaverna e di temperature abbondantemente sotto zero. Poveri invitati arrivati dalla Liguria, apparivano vitrei, come il colore dell’atmosfera circostante! E la Fulvia 2C che io stesso guidai fino alla cerimonia e poi alla Dogana, tipica locanda del posto, lungo la SSP Piacenza-Pavia, dove si tenne il pranzo nuziale. Ricordi pure il breve viaggio di nozze in Riviera a Sanremo, con tappa imprevista alla volta di Cap d’Antibes, sulla Costa Azzurra ? Alla sera, la disperata ricerca di una pompa di benzina per il rifornimento, che riuscimmo infine a trovare. Momenti felici e pieni di avvenimenti.
    Ma cosa accadde quell’autunno a Genova, dov’ero per lavoro?
    Dopo giorni di pioggia incessante, ci trovammo a sera in coda lentamente sull’Aurelia diretti a Varazze, ma la pioggia non ne voleva sapere di smettere. Quando infine apparve la sagoma della camionetta dei Vigili del Fuoco con al traino una grossa barca, capii che non si poteva più procedere oltre. Virai la Fulvia a destra, imboccando la salita e fortunosamente trovammo una locanda aperta. Passammo qui la notte. Il mattino dopo, chiuse le strade e le ferrovie, la migliore soluzione apparve ritornare a Genova con il treno locale, il solo in funzione. Ma qui avvenne l’imprevedibile: lo straripamento del torrente Bisagno e la terribile alluvione a Brignole e zone limitrofe. Impossibile muoversi, per fortuna ci diede ospitalità un Albergo a Principe nella zona alta. Il giorno dopo riuscimmo finalmente a partire e ritornare a casa, in salvo.

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