Lancia LC2, il miracolo Italiano non avvenne.

Si chiude l’anno 2015, Adrenaline24h, con il suo ultimo racconto, ha deciso di rendere omaggio al marchio Lancia, nello specifico la LC2, che ha rappresentato un sogno, reso possibile in un periodo storico, nel quale il vessillo Lancia, sinonimo di tecnologia, storia e tecnica, era ammirato e invidiato in tutto il mondo.

Il Siamo agli inizi degli anni ’80, la Lancia √® reduce dalle molteplici vittorie nel Mondiale Sport nel 1980 e 1981 Gruppo 5, con la Lancia Beta Montecarlo Turbo, la Lancia¬†progetta una nuova vettura, per competere nel campionato 1982.

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Nasce la Lancia LC1, prototipo di Gruppo 6, equipaggiata dallo stesso motore 1400cc. della Lancia Beta Montecarlo. La LC1 non fu però progettata, parametrandosi al regolamento del Gruppo C, la categoria introdotta dalla FIA nel 1982, ma era una vettura aperta, a differenza della Porsche 956, vera avversaria nel 1982 e col un motore era sottodimensionato.

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Questa scelta, si rese obbligata, in quell’anno, la Lancia, non aveva un motore in grado di competere con la Porsche, che invece aveva gi√† un suo propulsore sulla 936/81, ampiamente potente e collaudato, seppure con struttura a consumo “free”, a questo fece da contraltare, una Lancia con filosofia “Inglese”, con peso ridotto e bassi consumi.

L’anno 1982, che risult√≤ di transizione, con il confronto tra le nuove Gruppo C e le vecchie Gruppo 6 “fino a 2 litri”, la Lancia LC1 risult√≤ obsoleta e non in grado di competere, ma si lavora alacremente, per combattere l’egemonia della Porsche, ed ecco nel 1983, una nuova sport-prototipo chiusa, denominata progetto Abarth SE036, e prende forma la Lancia¬†LC2,¬† una Gruppo C, e fu scelto un motore V8 Ferrari.

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Questo prototipo √® mosso da un motore V8 con angolo tra le bancate di 90¬į, di origine Ferrari ma preparato dalla Abarth, dispone di testate a 4 valvole per cilindro, doppi alberi a camme, con cilindrata nelle prime versioni, di 2.599cc.¬†nella specifica utilizzata nel campionato mondiale 1983 e prime prove del campionato 1984, poi incrementata a 3.014cc. nell’evoluzione disponibile a partire dalla 1000 Km di Monza¬†1984.

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Il propulsore √® sovralimentato da due turbocompressori KKK, in gara la potenza massima era contenuta in circa 680 CV, in quanto il regolamento di Gruppo C imponeva un consumo definito e oltre tale soglia si sarebbe rischiato di restare senza carburante in pista, mentre per le prove di qualifica o nelle fasi di sorpasso in corsa il pilota poteva aumentare a sua discrezione la pressione dei turbocompressori tramite un overboost regolabile dall’abitacolo, raggiungendo cos√¨ potenze tra gli 850 e 1000 cavalli ed ovviamente trazione posteriore.

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Il mago Dallara, progett√≤ e disegn√≤ il telaio,¬†una monoscocca in alluminio con struttura a nido d’ape, con una carrozzeria in kevlar, per un peso di circa 850 kg.. Le sospensioni sono di tipo indipendente, hanno uno schema a doppi triangoli sovrapposti, il cambio a cinque marce.

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La carrozzeria della vettura venne studiata in modo tale da ottenere un buon compromesso tra elevata deportanza e massima penetrazione aerodinamica, ciò condizionò la dislocazione di diversi componenti meccanici, come il sistema di raffreddamento del motore posizionato anteriormente sul muso, questo ha permesso di ricavare degli enormi canali Venturi sotto il corpo vettura e anche sotto le pance laterali in grado di generare elevati valori di effetto suolo nonostante la mancanza delle minigonne precedentemente utilizzate dalla LC1 di Gruppo 6 ma vietate dal regolamento di Gruppo C.

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Altra caratteristica della LC2 sono le carreggiate piuttosto contenute rispetto ad altri prototipi contemporanei, tanto √® vero che era larga solo 180¬†cm, cio√® 20¬†cm al di sotto del limite di larghezza massima regolamentare, questo per avere una minore sezione frontale e quindi meno resistenza all’avanzamento, una soluzione utile per diminuire i consumi e per raggiungere velocit√† massime superiori in rettilineo.
Spesso per√≤ la vettura accusava in gara problemi di surriscaldamento, che la penalizzavano poi sotto l’aspetto dell’affidabilit√† degli organi meccanici.

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Una Lancia LC2 durante un’esibizione

La Lancia LC2, in allestimento Martini Racing, fu l’unico prototipo in grado di contrastare la formidabile Porsche 956/962, ospitando nel suo abitacolo, per un desiderabile binomio nazionale, molti¬†giovani piloti Italiani, come Riccardo Patrese, Michele Alboreto, Alessandro Nannini, Teo Fabi, Pierluigi Martini, Beppe Gabbiani, Mauro Baldi, Paolo Barilla¬†e Piercarlo Ghinzani.

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Già alla sua prima apparizione alla 24 Ore di Le Mans 1983, la LC2, nelle prove si dimostrò veloce quanto la Porsche, ma purtroppo non altrettanto affidabile, infatti, dopo 13 ore di gara, le Lancia si erano ferme tutte al box!!!

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Vinse la Porsche, conquistando le prime otto posizioni, e surclassando, il precedente record che era appannaggio della Ferrari.

Nel 1984, la LC2, ebbe la sua occasione: la Porsche “ufficiale”, per dissidi con la federazione, non partecipa al campionato!! ¬†

La Lancia ottenne subito grandi tempi, con due LC2 in prima fila e in gara nei primi giri, ma si piazz√≤ solo all’ottavo posto, per problemi al cambio.

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L’anno successivo, 1985, alla 24 Ore di Le Mans, la Lancia LC2, ottiene, il suo miglior risultato con una sesta e settima posizione assoluta, ma nel 1986, prima del terzo appuntamento del campionato, la Lancia, annuncia il ritiro definitivo dalla sezione Endurance, dando priorit√†, al Campionato Mondiale Rally, il suo palmares, pertanto si ferma con sole tre vittorie ottenute, per quella che fu la sola vettura Gruppo C portata in pista.

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