Le auto della Mille Miglia: Bandini 1100 Siluro

La nostra carrellata di profili, di auto che scrissero la storia della Mille Miglia, continua oggi con la:

Bandini 1100 Siluro,  che partecipò alla Mille Miglia del 1949.

Bandini alla Mille Miglia 1949

 La Bandini, fondata da Ilario Bandini nel 1946 a Forlì, nacque esattamente con l’obiettivo di costruire auto da corsa, con una visione strettamente artigianale della produzione, che portò Bandini a produrre fino agli anni 60, poche decine di autovetture, con diversi telai e motorizzazioni, con scelte legate alle esigenze dei piloti e dei vari regolamenti, il suo stemma, raffigura un galletto rampante e una caveja romagnola simbolo della città di Forlì, su fondo giallo con la bandiera italiana che lo delimita sul lato inferiore.

Bandini Circuito di Pescara

La Bandini 1100 siluro fu prodotta dal 1947 al 1949 e fu la prima Bandini nata espressamente per le corse. L’auto fu creata esclusivamente per “essere veloce”, con una filosofia, tipica di quei tempi, che prevedeva motori e telai leggerissimi. Nel nome la sua filosofia, “Siluro”, ovviamente nell’immaginario, identificava un mezzo veloce ed aerodinamico, tanto è vero che si decise in molti casi, addirittura di non verniciarle, per ridurre i pesi.

Fu la prima Bandini a partecipare a competizioni di livello in Italia come il “Giro dell’Umbria” “Il Circuito di Pescara” e al “Circuito di Senigallia”, per raggiungere la sua apoteosi, con la partecipazione alla “Mille Miglia” del 1949.  

Bandini al Giro dell’Umbria
 La carrozzeria, biposto in alluminio, viene realizzata dalla Bandini, nella sede di via Cesare Battisti a Forlì, i piccoli parafanghi tipo moto sulle ruote, lasciano che la carrozzeria sia aderente al telaio assumendone le forme senza imporre le proprie. Il risultato è una sinergica combinazione di tecnologia ed aerodinamica, con richiami al “regno animale”, che peraltro ritroveremo, su molte altre vetture da corsa Italiane, tipiche di quegli anni. Ilario Bandini, da fine osservatore, amava ribadire che la natura aveva risolto molto bene problemi funzionali che l’uomo si avviava solo ad affrontare,  allora scelse un  muso, che per apportare la maggior quantità d’aria al motore senza appesantire la sezione frontale, ebbe le caratteristiche di enormi narici, i fari, vennero in esso incassati come gli occhi dei pesci, il calore venne smaltito utilizzando sfoghi a branchie di squalo. Al fine di contenere il più possibile il peso, la coda è molto corta e rotondeggiante e solo il passeggero ha un piccolissimo sportello contenitivo. Talvolta il cofano rivela, in presenza di due bombature , l’uso di un motore bialbero.
Le motorizzazioni utlizzate:
 1100 bialbero
  • Posizionamento: anteriore longitudinale, 4 cilindri in linea
  • Cilindrata: 1089 c.c.
  • Alesaggio e corsa: 68 mm x 75 mm
  • Testata: derivata dall’Alfa Romeo 6 cilindri, poi adattata ai 4 del motore, 2 valvole inclinate per cilindro, 2 alberi a camme comandati da catena e ingranaggi
  • Potenza massima: 65 hp
  • Alimentazione: 2 carburatori
  • Lubrificazione: Carter umido con pompa a ingranaggi e radiatore verticale all’avantreno
  • Raffreddamento: forzato a liquido con pompa centrifuga e radiatore inclinato, all’avantreno
  • Cambio e frizione: 4 marce + RM, frizione monodisco a secco
  • Accensione e impianto elettrico: bobina, batteria 12 V e dinamo

 1500 Fiat-Siata

  • Posizionamento: anteriore longitudinale, 4 cilindri in linea
  • Cilindrata: 1496 c.c.
  • Potenza massima: 90 hp a 6000 rpm
  • Alimentazione: 2 carburatori
  • Lubrificazione: Carter umido con pompa a ingranaggi e radiatore verticale all’avantreno
  • Raffreddamento: forzato a liquido con pompa centrifuga e radiatore inclinato, all’avantreno
  • Cambio e frizione: 4 marce + RM, frizione monodisco a secco
  • Accensione e impianto elettrico: bobina, batteria 12 V e dinamo

 I pesi si attestavano intorno ai 500 chilogrammi.

Un gioiello della manifattura automobilistica Italiana.

Foto tratte:Ilario Bandini e Siluro 1100 tratte dal libro Bandini, italia,2002

ADRENALINE24H

Leave a Reply

Translate »