A. Viotto gioventù in Lancia

Antonio Viotto, la sua gioventù in Lancia….:

“Anni ‘60/’70 : La mia gioventù in Lancia

Il 31 Dicembre 1959 termina il vecchio decennio, tutto impegnato nella ripresa morale e materiale dell’Italia distrutta dalla guerra . Iniziano gli anni ’60, viva espressione di gioventù e di spensieratezza , ma anche di presa di coscienza dei traguardi raggiunti. In tema di mobilità, l’ora di provare le tanto decantate qualità delle vetture Lancia, la innovativa tecnica motoristica e l’elevato grado di finitura. Non so come riuscìì a convincere papà ad acquistare l’Appia III serie , appena uscita dal Salone di Ginevra e zeppa di novità: motore 4 cilindri a V stretto di 1089,51 cm3, potenza 48 HP a 4900 giri, valvole in testa, 2 alberi a camme laterali; sospensione anteriore a ruote indipendenti e posteriore ad assale rigido; cambio a 4 marce con comando al volante, peso: kg 960 velocità: km/h 132.

L’acquisto avvenne nella Primavera del 1960 a Genova , alla Concessionaria Dr. Ghiara, colore : grigio Epsom. Dopo vari mesi di attesa , una vettura si rese disponibile però dal colore diverso : Oro Longchamp metalizzato, gomme a fascia bianca. Piacque e venne consegnata subito. Alla prima prova su strada, l’Appia rivelò subito le sue doti migliori : il motore brillante dal rombo rotondo ed acuto, la buona tenuta di strada e la pronta ripresa , le porte ad apertura a libro per una più agevole entrata.

Velocità : circa Kmh. 140, a tachimetro, niente male per l’epoca. Ricordo quell’estate sulla Firenze Mare, lungo il rettilineo da Migliarino ad Altopascio, nel silenzio più assoluto, tutti attenti a seguire la lancetta che toccava la fatidica soglia . Anche affascinati , perché per la prima volta si toccava quella velocità, seppure solamente per qualche minuto. Quanti i viaggi fatti in Appia , sempre piacevoli e felici. Come non ricordare Bardonecchia, la spianata del Melezet in completa solitudine, le tante prove di guida sotto la supervisione di papà : dai e ridai, partenze e ripartenze, finché…. la frizione si bruciò, spargendo tutto intorno l’odore acre dell’olio consunto. Lo risento ancora!! Povero papà, istruttore suo malgrado. Ed anche , quando seduti con mia sorella sul sedile anteriore con papà, ci abbassavamo di colpo, se papà ci avvisava derll’arrivo della polizia ! Anni ’60 : i migliori anni della nostra vita, avrebbe cantato molto più tardi Renato Zero.

Nell’ Ottobre del 1963, quando il Prof. Fessia prese in mano la Direzione Tecnica, la Fulvia sostituì l’Appia, ormai datata, prima con la 2C, poi la GT ed infine la GTE , tutte a trazione anteriore. A noi piacquero molto, ne seguimmo le evoluzioni, acquistandole in successione, fino al 1973, il colore: bianco saratoga, tutte e tre. Caratteristiche tecniche: motore inizialmente di cilindrata 1,1 aumentata poi a 1,2 ed infine a 1,3 con la GTE, basamento e testata in alluminio, 4 Cil. a V stretto, montato su apposito telaio ausiliario, doppio asse a camme in testa, HP 90 di potenza della GTE, trazione anteriore. Vettura silenziosissima, caratterizzata dal sibilo metallico generato dall’alluminio in movimento, buona la tenuta di strada tipica della trazione anteriore, come del resto le vittorie al Rally di Montecarlo ben presto dimostrarono. Automobile di gran classe tutta accessoriata, interni e selleria in panno di lana di qualità, plancia strumenti in bella evidenza , cambio al volante, che sull’ultima GTE si spostò poi al pavimento. Il Mio papà nel 1970 ne era entusiasta : eccola ai Tre passi di cima Penice , lucida e splendente.

Nel 1973 nacque la Beta Coupé , disegnata da Piero Castagnero (già autore della “Fulvia Coupé“) ideata e progettata ancora dai tecnici dello storico stabilimento Lancia di Borgo San Paolo, nonostante il recente passaggio sotto l’egida Fiat.

L’interno composto da 4 poltroncine singole dotate di poggiatesta (brevetto Lancia), la plancia di inedito disegno, con pannello colorato ad effetto legno. Le primissime unità avevano inoltre il colore di fondo della strumentazione e dell’orologio colorato di giallo. Il motore anteriore trasversale a 4 cilindri in linea di 1592 cm3 ,109 CV di potenza con comando distribuzione a doppio albero a camme in testa, a cinghia dentata in gomma, creato dall’Ing. Lampredi, ex-Ferrari, trazione anteriore, 4 sospensioni indipendenti e al retrotreno un inedito schema di McPhersonche adottava due bracci oscillanti disposti a triangolo in luogo di un unico braccio e la velocità era di 170 km/h.

Nel 1975 lavorando alla Teksid, l’acciaieria del Gruppo Fiat, anch’io entrai in possesso della Beta coupé 1600, cerchi in lega, colore blu Lancia. La vettura nell’uso quotidiano da Ciriè, dove abitavo allo stabilimento di Corso Mortara a Torino, dimostrò subito le sue notevoli doti : molto silenziosa, confortevole, stabilissima, molto brillante, il giusto consumo di carburante, i freni potenti come nessuna, i costi ragionevoli di manutenzione. Ricordo i viaggi di lavoro ricorrenti a la Morra, Alba, con fermata d’obbligo al Ristorante Belvedere, in posizione predominante da cui si ammira l’immenso vigneto di Barolo che si staglia da Est ad Ovest, senza soluzione di continuità. Magnifico tutto , anche il cibo dal gusto straordinario, senz’altro non da meno del panorama.

(N.B. tutte le notizie tecniche sono desunte da vari numeri di Quattroruote, ed.Domus)”

Antonio Viotto

Grazie Antonio è sempre una emozione.

ADRENALINE24H

 

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